Confronto con il governo sui tanti disastri italiani
Il Guardasigilli Bonafede si è impegnato a portare le istanze delle associazioni all’attenzione di tutti i ministri competenti perché si apra il dialogo
VIAREGGIO. Un confronto da aprire con tutti i ministri del Governo Cinque stelle-Lega, a partire dai temi della giustizia per i grandi disastri italiani, ma toccando tutti i temi che portano l’Italia ad essere un Paese di catastrofi. È la richiesta che arriva dalle associazioni riunite nel comitato nazionale “Noi non dimentichiamo” che ieri si sono confrontate al Palasport di Viareggio di fronte al ministro della giustizia, Alfonso Bonafede. Il quale ha assicurato: «Incontrerò gli altri ministri competenti che avete citato per portare loro le vostre istanze e per chiedere di incontrare le vostre associazioni».
Ponti che crollano («Gli imprenditori inaffidabili e disonesti devono essere isolati e messi in condizione di non nuocere più», è la voce di Egle Possetti per il comitato “Ricordo vittime ponte Morandi”), scuole che si sbriciolano con i bambini dentro («A che punto sono le scuole oggi? Siamo all'anno zero: non è cambiato niente», ricorda Antonio Morelli per l’associazione “Vittime scuola di San Giuliano di Puglia”), morti prigionieri come topi sotto la neve («Avevo mio figlio a Rigopiano che lavorava ed è morto inutilmente, ucciso dallo Stato», sono le parole di Paola Ferretti). Ed ancora, i morti per amianto nelle fabbriche della periferia milanese così come a Taranto, le vittime del Moby Prince, i lavoratori deceduti nel crollo dei capannoni nel modenese dopo una prima scossa di terremoto, nel 2012 («Il processo non è mai iniziato perché c’è stata archiviazione. Ma i familiari delle vittime hanno diritto di piangere i propri cari in un’aula di Tribunale», ha sottolineato Laura Ansaloni, per il comitato “Emilia vite scosse”).
Alle tante, troppe voci, si è aggiunta quest’anno quella dei “Genitori Generazione Erasmus 20 marzo 2015”: «Sono il padre di Elena», ha detto Gabriele Mastrini, «ma anche della altre 12 ragazze morte a bordo di un bus in Spagna (7 erano italiane, ndr). La giustizia spagnola ha archiviato per la terza volta. Perché la magistratura italiana non ha aperto un'inchiesta? La verità tarda ad arrivare, come se queste ragazze non fossero mai esistite».
Quando il ministro Bonafede ha preso la parola, lo ha fatto visibilmente provato: «Di fronte a tutte queste voci è il giorno in cui lo Stato si scontra con i propri fallimenti in tanti settori. Uno Stato che non ha saputo garantire che gli imprenditori abbiamo prima di tutto il dovere di investire nella sicurezza dei lavoratori».
Ed è stato forte e commovente insieme l’abbraccio tra Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei” e Stefano Di Bartolomeo, livornese, in rappresentanza dell’associazione che si batte per la verità e la giustizia per la tragedia del Moby Prince, e che sul posto di lavoro ha perso un braccio: «Chi lavora ha diritto di tornare a casa sano e salvo. Chi è a casa ha diritto di ritrovare i propri cari. Oggi come oggi il mondo del lavoro non garantisce sicurezza a nessuno».
Al ministro, nel corso dell’incontro, è stata rivolta la domanda più difficile, da Gloria Puccetti, presidente del comitato nazionale e madre di un ragazzo di 23 anni morto sul lavoro: «Lei. ministro, ha qualche speranza che si possa tornare a pensare all'essere umano?». —
Donatella Francesconi
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