Gioco
Malato ha bisogno di un trapianto di rene. Il coraggio di Marco: «Glielo dono io»
I due si conoscono appena. Il fratello Luca ha reso pubblico il gesto: «Non era giusto che passasse sotto silenzio»
VIAREGGIO. Marco Falaschi, livornese di nascita ma viareggino da sempre, ha 48 anni, fa il commercialista, è campione italiano di danza sportiva e questa mattina (26 giugno) è entrato in sala operatoria per donare un rene ad una persona. Che non è suo fratello, non è un familiare, non è il suo migliore amico, ma un volto fra i tanti che attraversano il suo quotidiano. E dietro a questo volto c’è un giovane che soffre di una patologia importante dove il trapianto, a quanto pare, è l’unica soluzione per il divenire.
Ed è qui che si innesca il gesto - unico - di Marco Falaschi: è venuto a sapere della problematica del giovane, ha preso a cuore il suo stesso dramma, lo ha condiviso con gli amici, ma quando ha capito che l’attesa poteva celare insidie si è fatto avanti in prima persona. E ha deciso di donare. Ora, detta così, sembra la cosa più semplice di questo mondo, ma la realtà racconta tutt’altro. Andate a curiosare sui vari motori di ricerca: raramente, o forse mai, troverete infatti qualcuno che decida di donare il proprio rene a qualcun altro che non sia uno stretto familiare.
Per un percorso, iniziato un anno fa, passato attraverso analisi e test interminabili, clinici e psicologici. Un iter invasivo, in ogni contesto, che ha un suo prima, un durante e un dopo. Il durante è un intervento chirurgico - fissato per stamani all’ospedale Cisanello di Pisa - dalla durata di circa 4 ore. Il dopo sarà un decorso non semplicissimo: ci vorrà tempo e pazienza prima che Marco possa tornare alla normalità.
«La vita a volte è come una partita di calcio: quando pensi di avere perso l’arbitro ti assegna un rigore a tempo scaduto. E qualcuno, quel rigore, deve tirarlo», furono le parole pronunciate da Marco quando il fratello Luca, che gestisce l’Ortopedia Falaschi, gli chiese il perché della sua scelta. «So che da vivi - sottolinea oggi - non è facile, anche se è comunque possibile, donare. Ma andare in Comune e registrarsi come donatori è un qualcosa che possiamo fare tutti noi», è la conclusione sempre di Marco. Che altro non aggiunge, perché fa della riservatezza e del non ostentare una ragione di vita memore di quella frase "Il bene si fa, ma non si dice" sussurrata una volta al proprio figlio da Gino Bartali. Giusto, ma Luca Falaschi non poteva altrettanto giustamente restare in silenzio di fronte alla straordinaria unicità del gesto del fratello.
«Ammetto che non sarei mai riuscito nemmeno a pensarlo fossi stato al suo posto e come me forse quasi tutti. Ma non lui. Credo che donare volontariamente un organo - dice Luca Falaschi - sia una delle cose più grandi che una persona possa compiere nel corso della propria vita, non c’è niente al mondo che sia paragonabile: forse nemmeno donare la vita in un momento di scelta immediata, perché, in quel caso, lo si decide in un istante senza riflettere, mentre una cosa come questa è frutto di tanta, tanta convinzione ed amore per il prossimo. Sono orgoglioso di avere un fratello come Marco; spero che il suo gesto possa diventare un segnale di speranza e positività per la donazione degli organi quando, una volta nelle mani di Dio, il corpo non servirà più a niente. Perché solo così il mondo vive. Ed è proprio per questo motivo che ho voluto rendere pubblica la scelta di mio fratello».
Marco e Luca sono figli del dottor Mario Falaschi, chirurgo con trascorsi, negli anni, al Tabarracci, a Fivizzano e a Pietrasanta: un uomo che per la sua generosità e per la sua professionalità è ancora oggi nel cuore di molti. Babbo Mario che aveva a lungo sognato un figlio medico. «Ma lui era un professionista di alto spessore, anche umano, uno che se avesse dovuto percepire anche una lira per un intervento chirurgico, non avrebbe fatto questo mestiere. Infatti è rimasto, per sempre un "ospedaliero". Noi fratelli non saremmo mai stati alla sua altezza - confida Luca - E ha sofferto per la nostra decisione. Ecco, credo che oggi, dal gesto di Marco, sia stato finalmente ricompensato».Forse, azzardiamo, Marco Falaschi, con la sua straordinaria generosità è andato anche oltre chiamando, tutti noi, a riflettere, per un istante, sul reale senso della vita e del dare agli altri.
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