Il Tirreno

Versilia

la polemica  

«Ho tolto i tavolini ma la Crea non ha voluto terminare il tappeto»

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camaiore. «Noi avevamo preso un accordo con l’amministrazione comunale e l’associazione dei tappetari e l’abbiamo mantenuto. Ci dispiace che sia finita così».

A parlare è Joel De Petris, il titolare dell’Osteria Cicca, in Via Vittorio Emanuele a Camaiore, il ristorante finito nel mirino delle polemiche social per non aver tolto i tavolini durante la manifestazione dei tappeti di segatura.

In realtà, spiega il ristorato, i tavolini sono stati rimossi ben prima degli accordi che lui stesso (come altri commercianti) aveva preso con amministrazione comunale di Camaiore e l’associazione che ha organizzato l’evento.

«Io sono qui in centro da quattro anni – spiega De Petris – e ogni anno ero l’unico a non mettere i tavolini durante la manifestazione, con conseguente perdita di incasso (l’evento cade sabato, ndr). Quest’anno, con altri, abbiamo fatto un incontro in Comune a cui ha partecipato anche l’associazione dei tappetari. Gli organizzatori e l’amministrazione devono capire che il centro storico è cambiato, che ci sono attività che una volta non c’erano e che anche chi viene per l’evento, poi, si aspetta di fermarsi a un bar o un ristorante. Quindi, dopo un lungo e acceso confronto abbiamo preso un accordo e l’accordo era che la cooperativa (la Crea, ndr) iniziasse a fare il tappeto dal confine con il mio ristorante verso Lucca e poi alle 23,30 riprendesse dal confine e continuasse nella direzione opposta. Così loro potevano fare il tappeto e io potevo fare un turno di servizio. Bene – continua a raccontare De Petris – alle 22,42 io avevo già smontato i tavoli, ma quelli della cooperativa hanno deciso di non continuare perché erano stanchi. Sui social però i fatti sono stati ampiamente distorti. E mi dispiace. Io sono anche un insegnante di sostegno e non mi piace essere additato come quello che ha penalizzato i disabili».

A protestare, per l’organizzazione della manifestazione, sono anche gli infioratori (al lavoro nella foto in alto) e in particolare Angelo Tabarrani.

«Dopo 30 anni - dice Tabarrani - ci hanno sfrattato dalla via di Mezzo, dove siamo sempre stati e dove sabato la gente che era venuta a vederci non ci hanno trovato. Ci hanno sistemato in piazza 29 Maggio con pochissima illuminazione: non so se è stato un problema di sicurezza o se non ci hanno voluto i commercianti». —



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