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la battaglia del medico

Gira in auto con marijuana: arrestato il dottor cannabis

Melania Carnevali
Gira in auto con marijuana: arrestato il dottor cannabis

I carabinieri hanno trovato nella sua casa a Querceta 82 chili di canapa ma secondo il suo avvocato sono legali: «Hanno un livello basso di Thc»

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QUERCETA. Quando i carabinieri lo hanno fermato al posto di blocco, a Pietrasanta, con sé aveva 30 grammi di marijuana. Inevitabile la perquisizione nella sua casa di Querceta, dove i militari hanno trovato 60 piante di canapa (senza infiorescenze) e altri 82 chilogrammi di cannabis su cui sono in corso gli accertamenti per capire se contenessero un livello di Thc tale da considerarla illegali. Nell’attesa, sono scattati gli arresti domiciliari per coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti per l’uomo e la moglie, anche se poi il giudice li ha rimessi in libertà con il solo obbligo di firma per il primo.

E questa sarebbe una storia di cronaca come altre, se non fosse che l’uomo coinvolto non è un coltivatore improvvisato né tantomeno un giovane spacciatore di strada, ma Fabrizio Cinquini, 56 anni, chirurgo vascolare versiliese che da una ventina d’anni sta portando avanti la sua battaglia per l’uso della cannabis a scopi terapeutici. Un leader nel mondo anti-proibizionista. Medico in direzione ostinata e contraria, così convinto di essere nel giusto da sbandierare la sua disobbedienza civile anche in un’aula di tribunale, Cinquini è stato arrestato più di una volta e pure processato, ma non ha mai fatto un passo indietro dai suoi principi. Nemmeno di fronte alla condanna definitiva dello scorso febbraio, a due anni e otto mesi, per la coltivazione di 227 piante di marijuana che lui stesso aveva denunciato. E non a caso è stato soprannominato dottor Cannabis che è anche il titolo del libro autobiografico pubblicato da Dissensi Edizioni.

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Ha iniziato a utilizzare marijuana dopo averne scoperto gli effetti benefici nel trattamento dell’epatite C contratta nel 1997 durante un’operazione d’emergenza a bordo di un’ambulanza. Da allora ha fondato associazioni, organizzato congressi, scambiato semi con ricercatori di tutto il mondo, e coltivato piante, tante piante. Senza mai nasconderlo. Sapeva di violare una legge, che però riteneva sbagliata. In carcere a Massa chiese alla direttrice, Maria Martone, il permesso di coltivare cannabis nell’orto per continuare le sue ricerche. Permesso ovviamente non concesso.

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I militari, anche questa volta, hanno trovato a Querceta una piantagione. Le 60 piante non sono state però sequestrate dal momento che erano prive di infiorescenze (quindi non potevano sicuramente contenere la sostanza psicoattiva); gli 82 chili di cannabis, invece, sì. I carabinieri non potevano far altro che sequestrarli e adesso sono in corso gli accertamenti. Secondo il legale del medico, Carlo Alberto Zaina, «si trattava di cannabis light legale, che la moglie custodiva in quanto socia di una azienda agricola che produce canapa. Abbiamo fornito i documenti al giudice».
 

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