Il Tirreno

Versilia

«Ferrovie ritirino quello spot che fa molto male ed è doloso»

D.F.

Per i 10 anni dei Frecciarossa Fs ha commissionato al regista Ozpetek una pubblicità in cui si vede un treno che entra nella camera di un bimbo 

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il caso

Ritiro immediato della pubblicità che Ferrovie ha commissionato per celebrare i 10 anni di Frecciarossa. «Come associazione dei familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio chiediamo le scuse», sono le parole del presidente Marco Piagentini e del vice, Daniela Rombi. Quel treno che entra nella stanzetta di un bambino che dorme è un pugno nello stomaco per chiunque abbia vissuto quella notte, con le piccole vite strappate via dal gas e dal fuoco, e Leonardo Piagentini, 8 anni, che proprio dalla cameretta sotto le macerie della sua abitazione alza il braccino perché lo vedano i soccorritori. Un’immagine che è diventata il simbolo della tragedia del 29 giugno 2009.

«Se aver realizzato quella pubblicità è grave», così la voce dei familiari delle vittime della strage di Viareggio, «la risposta data da Ferrovie alla nostra contestazione è pure peggio. O sono incompetenti, o sono in malafede». Rispondendo alla contestazione dei familiari delle vittime all’indomani della pronuncia della sentenza di appello, attraverso le pagine del Tirreno Ferrovie ha fatto sapere che si tratta di un cortometraggio realizzato per Fs dal regista Ferzan Ozpetek, e che la pubblicità «non ha niente a che vedere con altre situazioni». Ovvero con quanto accaduto 10 anni fa.

«Come si può pensare che le Ferrovie non abbiamo a che fare con la scelta di quanto mostra la pubblicità», sostiene Rombi: «Posso pensare che il regista non sappia niente di quanto accaduto a Viareggio dieci anni fa. Ma sono certa che le Ferrovie sanno benissimo cosa è stata la strage di Viareggio».

I familiari delle vittime della strage oggi scriveranno al ministro dei trasporti Danilo Toninelli, e aggiungono: «Facciamo appello alle Istituzioni tutte» affinché si arrivi al ritiro della pubblicità. «Perché la scelta fatta da Ferrovie», sottolinea Piagentini, «è cosa grave. Che non si può accettare». Una pubblicità «che fa molto male. Ed è dolosa», sottolinea con forza Daniela Rombi.

Dieci anni da quella maledetta notte del 29 giugno che sono stati lastricati dagli “scivoloni” di Ferrovie, fuori e dentro le aule giudiziarie dei processi di primo e secondo grado. In Corte d’Appello a Firenze si è perfino sentito affermare da uno degli avvocati di Rete ferroviaria italiana che le 32 vittime del disastro ferroviario altro non sarebbero che «morti per caso».

E se quanto avvenuto quella notte per Ferrovie - nonostante due gradi di giudizio che hanno dato loro torto - ancora altro non è che un caso, allora bene si capisce come non si sia valutato che - per dirla con le parole dei familiari delle vittime - «nelle case dei nostri cari un treno è entrato per davvero». Distruggendo ed uccidendo senza lasciare scampo. —

D.F.

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