Sicurezza
Cede la roccia, alpinista si ferisce gravemente
L’uomo, 58 anni di Camaiore, è stato ricoverato a Cisanello in codice rosso. Con lui c’erano altre 2 persone
STAZZEMA. Un escursionista di 58 anni, componente di una cordata impegnata nella salita di una via alpinistica del gruppo del Monte Corchia, in Alta Versilia, è stato trasportato con l'elisoccorso Pegaso all'ospedale di Cisanello dopo un incidente accaduto ieri mattina lungo la via alpinistica “No trip for ketz” (parte Ovest del monte Corchia), una delle più nuove. L’uomo è stato trasportato in ospedale in codice rosso, cosciente ma molto agitato al momento del recupero, a detta dei sanitari.
L’incidente è avvenuto - così la ricostruzione fatta dal Soccorso alpino - al terzo tiro, ovvero a circa 150 metri dall’attacco della via.
L'uomo, che ha riportato un trauma cranico importante, al momento dell'incidente era il primo in cordata ed indossava il casco protettivo. Casco che, però, non l’ha protetto da uno dei rischi maggiori in questo tipo di attività sportiva: una roccia ha ceduto sotto i piedi dell’alpinista e la perdita dell’appoggio, con la conseguente caduta, l’ha mandato sbattere violentemente contro la roccia.
Sul posto sono intervenuti i tecnici del Soccorso alpino regionale, stazione di Querceta, che hanno provveduto al recupero delle altre due persone che erano in compagnia del ferito. I sanitari, inviati dalla Centrale operativa 118, hanno stabilizzato il paziente, trasportato al campo sportivo di Retignano per poi essere caricato sull’elisoccorso.
Gli escursionisti, originari del camaiorese - un uomo di 58 anni ed un ragazzo di 18 - sono stati portati alla prima sosta dai tecnici del Sast .
La via percorsa dal gruppo di rocciatori è una delle più recenti che sono state aperte - per opera di Francesco Bertellotti e Maurizio Viviani nel 2016 - e nei siti specializzati si legge: «Complimenti agli apritori che sono riusciti a scovare una linea dove la roccia va da buona a molto buona con difficoltà omogenee».
“No trip for ketz” - 210 metri circa (7 lunghezze di corda) è utilizzata anche per allenamenti, come una sorte di “palestrone” all’aperto per gli amanti della roccia. Che è del tipo tipico della roccia apuana «da verificare, in particolare sulla parte alta», come si legge nei siti specialistici.
C’è da chiedersi se una maggiore informazione anche sul posto, con apposita cartellonistica in più lingue, non debba diventare obbligatoria all’imbocco di tali vie. —
Donatella Francesconi
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