Il Tirreno

Versilia

I familiari delle vittime: «Orgogliosi di esserci battuti»

Donatella Francesconi

Prime reazioni dopo la sentenza della Corte d’Appello L’avvocato Nicoletti: «Una Corte che ha voluto studiare»

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L’orgoglio di non aver mollato, lungo un percorso di giustizia che non è ancora terminato a dieci anni di distanza da quella notte di morte e distruzione che fu il 29 giugno 2009. Questo si leggeva ieri sui volti dei familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio e questo si ascoltava nelle loro parole cariche di messaggi sul tema della sicurezza lungo i binari d’Italia e d’Europa. Perché quello che è stato condannato in secondo grado dalla terza sezione della Corte d’Appello di Firenze è un intero sistema. Ed allora, «oggi si è affermato il principio per cui chi amministra è anche responsabile, e pertanto deve prendersi le sue responsabilità. È un risultato che non serve solo a noi ma anche a Rigopiano, al Ponte di Genova o al disastro ferroviario di Pioltello», ha sottolineato Marco Piagentini, presidente dell'associazione “Il Mondo che vorrei”, che riunisce i familiari delle vittime della strage.

«Con i soldi dei risarcimenti possiamo andare a ricomprare i nostri cari?», è la voce di Daniela Rombi, vice presidente dell’associazione: «No. Ed allora non abbiamo accettato le proposte economiche che ci sono state fatte ed abbiamo lottato per avere la “Legge Viareggio”, con i fondi messi a disposizione dal Governo, con i quali abbiamo portato avanti la nostra battaglia fatta di avvocati, consulenti, trasferte in tutta Italia per portare il nostro messaggio di sicurezza in ferrovia».

Piagentini ricorda, e ringrazia, «il gruppo di avvocati di parte civile che hanno lavorato in sinergia tra loro ed hanno coadiuvato la Procura di Lucca per fare emergere la verità. Perché le Procura alle prese con disastri di queste dimensioni sono sole ed hanno bisogno di sostegno e forze». Anche per questo, l’iniziativa del 29 pomeriggio che vede coinvolte le associazioni riunite nel Comitato nazionale “Noi non dimentichiamo” , toccherà di nuovo il tema della giustizia: «Affinché le parti civile possano essere pienamente presenti nei processi», sottolinea Piagentini.

«Confido in motivazioni a tenuta di Cassazione», è il primo commento dell’avvocato Tiziano Nicoletti, legale dell’associazione “Il mondo che vorrei” a partire dalla pronuncia della sentenza di primo grado. «Il dispositivo è già parecchio emblematico», aggiunge Nicoletti, «e dimostra che siamo di fronte ad una Corte che ha voluto studiare il caso».

La responsabilità attribuita a Mauro Moretti anche in qualità di amministratore delegato di Ferrovie, oltre per il ruolo analogo ricoperto in Rete ferroviaria italiana - hanno ricordato i familiari delle vittime della strage - porta dritti anche alla vicenda del licenziamento di Riccardo Antonini, ferroviere dipendente di Rfi, che è stato consulente di una famiglia delle vittime nell’incidente probatorio. E che si è visto confermare il licenziamento fino in Cassazione. «Antonini è stato licenziato», così Rombi ieri mattina, «per avere affermato le stesse cose oggi sancite da ben due sentenze in materia di sicurezza ferroviaria, pronunciate in nome del popolo italiano. Allora questo licenziamento altro non è stato che un segno del potere che Moretti ha voluto esercitare per dare l’esempio».

Un Moretti che - ha ricordato Piagentini - «è ancora Cavaliere del lavoro ed insegna all’università Io spero che mio figlio non incontri mai professori simili». —





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