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Versilia

l’inchiesta 

Suchan: «Questa sentenza per noi è una vittoria»

Donatella Francesconi
Suchan: «Questa sentenza per noi è una vittoria»

Il capo della procura di Lucca ieri era in aula per la lettura del verdetto Dieci anni di fatiche e di contestazioni da parte degli imputati di Ferrovie

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VIAREGGIO. Una «vittoria» per la Procura della Repubblica di Lucca che ha creduto fin dall’inizio nelle contestazioni mosse a Mauro Moretti anche come numero uno della capogruppo Ferrovie. Così il commento di Pietro Suchan, Procuratore capo, presente in aula a Firenze al momento della lettura della sentenza d’appello: «Il giudizio complessivo è di soddisfazione per il lavoro svolto dalla Procura di Lucca, dalla polizia giudiziaria e da tutti coloro che hanno creduto nella necessità di affermazione della giustizia».

Non è stato facile. Nel giugno 2009 a capo della Procura di Lucca c’era Aldo Cicala, il quale al pm di turno nella notte del disastro ferroviario - Giuseppe Amodeo - scelse di affiancare l’ultimo sostituto Procuratore approdato negli uffici di via Galli Tassi: Salvatore Giannino (per l’appellopoi aggiunto a Luciana Piras, sostituto Procuratore generale). Creando un duo degno della migliore terra rossa: diversi per storie personali ed esperienze, ma insieme spalla a spalla nella ricerca della difficile verità sulle trentadue vite stroncate nella notte del gas e del fuoco.

Scelta non facile, quella di Cicala, ma vincente. Anche perché ai due magistrati si affiancò fin da subito un consulente tecnico che riuscirebbe a spiegare la più ostica delle materie scientifiche anche all’allievo più refrattario: l’ingegnere Paolo Toni, all’epoca ancora professore universitario a Firenze. «C'è un aspetto più grande su cui nessuno ferma l'attenzione. Ed è quello delle regole internazionali per i trasporti pericolosi», spiegava proprio Toni al Tirreno nel settembre 2009. Mettendo bene in chiaro da subito che la vicenda del disastro ferroviario di Viareggio avrebbe portato le indagini su e giù per l’Europa.

A fianco dei magistrati un’intera squadra Polfer - Angelo Laurino, Lorena La Spina, Paolo Cremonesi e Massimo Bertoncini - che ha messo in campo un lavoro dal quale, nel tempo, è poi nato il Nucleo operativo incidenti ferroviari. Sarà Laurino, comandante della squadra di polizia giudiziaria della Polfer Lombardia , a mettere in evidenza fin da subito i troppi “risparmi” in materia di sicurezza ferroviaria che le indagini via via andavano portando alla luce. A completare la squadra di pg, anche gli uomini Asl , Alfredo Zallocco e Riccardo Landozzi.

Un percorso accidentato, quello delle indagini, che ha visto almeno in due momenti Ferrovie prendere posizione, attraverso comunicati stampa, contro il lavoro che la Procura stava conducendo. Un passaggio davvero insolito.

Senza contare quanto accaduto in sede di incidente probatorio (2010-2011) quando si è scoperto che uno dei periti del giudice per le indagini preliminari aveva un rapporto di lavoro con Rfi. Un passaggio che portò Salvatore Giannino a chiedere un repentino cambiamento di rotta che non venne concesso.

Dieci anni di un lavoro che oggi trova conferma piena nella sentenza di secondo grado. E che non avrebbe potuto essere senza l’apporto di chi con i pm ha lavorato, sempre a disposizione dei legali tutti per fornire i materiali necessari, debitamente informatizzati con una grandissimo sforzo: Simone Giuli, dipendente Polfer distaccato in Procura. —

Donatella Francesconi

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