Italia
Strage di Viareggio, anche per i giudici di Firenze non fu uno "spiacevole episodio"
La condanna dei vertici del sistema ferroviario conferma quanto stabilito dai giudici di primo grado: quel treno merci viaggiava su una rete che non garantiva un livello di sicurezza adeguato
VIAREGGIO. La strage del 29 giugno 2009 non fu conseguenza di qualcosa di imprevedibile ma di un sistema che non garantiva un livello di sicurezza adeguato. Per questo i vertici di quel sistema sono stati condannati dalla corte d’appello di Firenze. Le motivazioni della sentenza le conosceremo solo tra qualche settimana, ma è questo il succo del verdetto che arriva a dieci anni esatti dalla notte di terrore che si è portata via la vita di 32 persone e ha rischiato di cancellare mezza città.
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Anche per i giudici di secondo grado non si trattò dunque di uno “spiacevole episodio” come lo ebbe a definire in maniera inqualificabile Mauro Moretti ma del fatto che un treno senza una manutenzione corretta viaggiasse su una rete che non era stata dotata di tutti i dispositivi e le verifiche indispensabili per evitare che a fronte di un guasto o un’emergenza si potessero innescare situazioni di pericolo incontrollabili.
La sentenza di Firenze sgombra il campo dal sospetto – alimentato dalla difesa anche in avvio del processo di appello – che le condanne del tribunale di Lucca fossero state in qualche modo condizionate dalla vicinanza del collegio giudicante alla città di Viareggio. Il verdetto di ieri dice una cosa lampante: l’evidenza dei fatti, di ciò che è accaduto e del perché sia avvenuto, è tale indipendentemente dalla distanza geografica di chi quei fatti deve analizzare, sviscerare, giudicare.
Serviranno a qualcosa le condanne? Certo non ad attenuare il dolore dei familiari. Ma se il sistema ferroviario in tutte le sue articolazioni prenderà atto che per la giustizia amministrata in nome del popolo italiano nessuna logica e nessuna ragione – di Stato o di mercato – potranno mai rendere accettabile il rischio anche di un solo morto, forse le città e i treni che le attraversano saranno più sicuri.
È quello per cui hanno combattuto in tutti questi anni l’associazione “Il mondo che vorrei” e un’intera città che le è sempre stata a fianco. Non c’è nulla da festeggiare in storie come queste, ma Viareggio può essere orgogliosa di sé.
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