La protesta
Viareggio città ferita ritrova la speranza con i sogni ambientalisti degli architetti
Il sindaco Del Ghingaro durante la cerimonia del Premio Pucci: «Piazza Mazzini diventerà il giardino del viale a mare»
Adolfo Lippi
Ahimè quante ferite aperte ha la città di Viareggio! Con rigorosa precisione, alla presenza del sindaco “rinnovatore di speranza”: Giorgio Del Ghingaro, i partecipanti al dibattito organizzato, con luminosa intenzione, dagli organizzatori del Premio Carlo Pucci, le hanno elencate tutte: dall’abbandono del Lago di Massaciuccoli a Torre del Lago, alla distruzione sistematica delle pinete, dall’asfissia del traffico portuale alla mancata realizzazione del porto lacustre alla ex Salov, dai progetti mai attuati in piazza Mazzini all’ex caserma dei carabinieri, dalla villa Puccini al Marco Polo all’hotel Excelsior, dalla chiusura del teatro Poli teama alla desertificazione della Lecciona, dall’inutilità della villa Borbone alla mai fatta pavimentazione sulla terrazza della Repubblica, senza dimenticare le caserme di via Machiavelli, il mercato centrale, che era un gioiello di architettura nouveau, le case ex Sip di via Verdi, la città della aperta, spalancata, del carnevale e via e via.
C’è da restarne basiti. Sono tali e tante le opere che abbisognano un rifacimento che il dibattito, seguito alla consegna dei premi Pucci non poteva che essere infuocato, vista anche la presenza di centinaia di cittadini appassionati. Il premio, giunto alla quinta edizione, è davvero un’occasione unica. Ben meritano un pubblico elogio gli amici del Pucci guidati sapientemente da Gian Pietro Benini erede della storia di Carlo Pucci che fu un architetto di esterni ed interni viareggini, insigne e propugnatore di bellezza. Pucci si batté in ogni direzione per dare un decoro alla città ed il decoro ben lo si ebbe (sempre nel lontano passato) cose hanno ricordato la professoressa Adriana Giusti ed io, con puntuali riferimenti alla storia di Viareggio, storia da non dimenticare.
Il sindaco, che non era certo un accusato, poiché i mali sono antichi e si rifanno ad intere generazioni, ha dato qualche risposta: intanto ha rammentato come siano stati pagati i debiti ed il deficit spettacolare delle passate amministrazioni. Poi ha promesso speranza a larghe mani: speranze per la viabilità, speranze per la ex Salov, speranze per la passeggiata, speranze per rifare di piazza Mazzini il giardino del viale a mare (scaduta la, concessione per la ex casa del fascio). Ma, e questo era il tema del convegno, qual è il sogno di città futura? Sarà una città di turismo improvvisato, sarà una città commerciale, sarà una città di servizi, sarà una città più bella? Ebbene, come hanno detto Adriana Giusti eppoi l’ingegnere Antonio Dalle Mura, presidente di Italia Nostra, si ricordi che Viareggio deve tutto all’acqua.
La città nasce sull’acqua delle paludi ancestrali che da Pietrasanta giungevano quasi a Pisa (ne è ricordo il lago). Poi il mare, ritirandosi, la donò come un’Afrodite pagana, con il sorgere delle pinete e delle spiagge. L’asse portante è dunque il canale Burlamacca. Da lì si deve scendere e risalire fino alle colline con una forte attenzione agli insediamenti che uniscono la Viareggio balneare alla Viareggio di là dalla ferrovia. Devono allora convivere le attività portuali sempre più rivolte alle imbarcazioni da diporto, con la città dei grandi alberghi (da far risorgere magari con progettazioni da resort) e con una riviera la Versilia, che deve preferire come nel passato, salute e divertimenti, attrezzature per terme marine locali per spettacoli adatti ad ogni età. Insomma non basta, non è sufficiente, rimediare ai guasti. Bisogna realizzare dei progetti forti quando invece, specialmente per gli spazi urbani si preferì (e si preferisce) vivere alla giornata: una licenza qui un attichetto là, svendere il patrimonio pubblico (come accadde per il viale mare) per fare brutta edilizia popolare. Ora nonostante tutto, hanno detto alcuni dei partecipanti al dibattito del riuscitissimo Premio Carlo Pucci, vi sono però energie e spazi per sognare e fare. Viareggio eredita zone amplissime per interventi qualificati, basti pensare all’ex stabilimenti Fervet, basti pensare alla sponda sud della Fossa dell’Abate (dove c’è solo la Cittadella del Carnevale), dove un intervento a vantaggio della bellezza pubblica ridarebbe preziosità al paesaggio.
Acqua e verde: sono questi i due temi. Viareggio città di pini, oleandri, mirti (cantati da D’Annunzio), e palme (sempre più stentate e spogliate), quando trascura la sua anima verde uccide drammaticamente con il paesaggio la vita. Poiché la vita dei versiliesi è la natura, sono parchi, le piazze, le colline, meraviglie che la terra ci ha donato e che costituiscono l’identità di Viareggio. Rovinare l’acqua e il verde significa uccidere le nuove generazioni. Ecco il senso del sogno: salvare l’acqua e gli alberi. E salvate i servizi sociali e il teatro Politeama. —
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