Gioco
Addio a Pina Avanzini, settant’anni al fianco del marito Silvano e del figlio Alessandro
Aveva da poco compiuto 90 anni, ma da tempo era malata. Ha trascorso la sua vita nel mondo della cartapesta
Claudio Vecoli
Se ne è andata l’altro ieri a novant’anni da poco. Ma la vita di Giuseppina Oriana Luisa Benedetti - per tutti semplicemente la Pina di Silvano Avanzini - si era in realtà interrotta otto anni fa, fra il primo e il secondo corso del Carnevale 2011. Mentre il figlio Alessandro si apprestava a trionfare con uno dei suoi carri più belli – il profetico Rex publica che raffigurava un Silvio Berlusconi sotto il cui volto di lattice squarciato si palesava un teschio – la Pina accusò una emorragia cerebrale alle quale, non molto tempo dopo, seguì un ictus. E da allora – circondata dall’affetto dei tre figli, ma in particolar modo di Ettore – non si è mai realmente ripresa.
Non è un caso, probabilmente, che anche i momenti più brutti della sua vita siano in qualche modo legati al Carnevale. Perché – sia pure dietro le quinte, da moglie prima e da madre poi – Pina Avanzini è stata una delle donne che più ha intrecciato il suo nome al Carnevale di Viareggio. Figlia di un grande chef fiorentino che ha lavorato a lungo al Principe di Piemonte ma che poi ha dilapidato gran parte delle sue fortune al gioco, la giovane Pina conobbe quello che sarebbe diventato suo marito ad una cerimonia ufficiale di Carnevale nell’immediato Dopoguerra. Chi l’ha conosciuta da ragazza ne ha sempre sottolineato la grande, giunonica bellezza. E Silvano Avanzini, che ne rimase folgorato fin da subito, vi ha sempre trovato una somiglianza con Gina Lollobrigida, sua “musa” ispiratrice nel mondo della cartapesta (le sue figure femminili ricordavano spesso la Lollo e dunque, indirettamente, anche la moglie). I due si sposarono nel 1947, anno in cui a Silvano fu assegnato il primo carro in concorso dall’allora Comitato Carnevale. E già l’anno successivo nacque Carlo, il più grande dei tre figli maschi (poi seguirono Ettore e infine Alessandro, che dal padre ha ereditato la passione per la cartapesta).
Pina non ha mai avuto un ruolo artistico nel lavoro di Silvano Avanzini. Anche perché Avanzini era personaggio schivo che raramente delegava. Però la Pina era colei che si occupava dei vestiti delle maschere, che prendeva le misure ai figuranti, che sceglieva i tessuti e i colori. Ed era anche una delle prime persone che aveva il privilegio di vedere in anteprima i bozzetti dei carri del marito. E il suo giudizio era tenuto in grande considerazione.
Non solo. Era lei nelle giornate più lunghe di fine gennaio – quando si avvicinava la scadenza del primo corso mascherato e ai baracconi bisognava fare le maratone per recuperare il tempo perso – che arrivava all’hangar del marito con un thermos di thè caldo per tutti o con la pizza e la cecina. Ed ancora è stata lei, negli anni in cui Silvano Avanzini aprì una bottega d’arte in cui si vendevano cornici e colori, che mandava avanti la baracca nei lunghi mesi in cui il marito era impegnato al carro oppure era in trasferta in giro per il mondo a realizzare lavori per altri Carnevali o per il cinema.
Non è dunque un caso che la Pina fosse considerata “una di casa” nella grande famiglia del Carnevale di Viareggio. Certo, con alcuni costruttori i legami erano più stretti. Come ad esempio con i Vannucci, altra grande dinastia che ha legato il proprio nome al mondo della cartapesta. Pina strinse ad esempio una grande amicizia con Elisena, la moglie di Bocco morta prematuramente. Ma ci furono rapporti speciali anche con la famiglia di Raffaello Giunta, altro costruttore con cui Silvano legò molto, e quella di Renato Santini, che oltre ad essere carrista fu anche eccellente pittore.
Il legame di Pina Avanzini non si attenuò neppure con la morte del marito nell’ottobre del 2000. E da moglie di Silvano, si trasformò in mamma di Alessandro. Accompagnandone il cammino fino ai molteplici successi ottenuti negli anni. E condividendone le gioie e i dolori fino, appunto, a Rex publica. —
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