Toscana
Lontana dalle vecchie glorie Torre del Lago vuole ripartire
Il viale Europa ancora vittima del degrado con locali diroccati e vacanzieri da weekend Il turismo Lgbt rimane il brand che trascina la gran parte dei locali e porta presenze
Per capire quali siano i punti d’attrazione della Marina di Torre del Lago basta guardare i parcheggi occupati: intorno alla rotonda tra i viali Kennedy ed Europa e proprio in fondo, al Mamamia. Una divisione tra le due vite della frazione viareggina. Da una parte le famiglie, dall’altra il turismo arcobaleno che, superata la crisi degli scorsi anni, torna a fare cose, seppur lontane dai fasti dei primi anni 2000. Nel mezzo ancora le rovine di un’epoca neanche troppo lontana, che molti dei clienti di oggi neanche ricordano. Dal ristorante Basilico Fresco, primo locale sul mare, si prosegue verso la spiaggia e si svolta. L’aria del primo sabato d’estate porta persone: si sente parlare fiorentino e genovese. Si passa il ristorante Danubio e l’Elefante Marino: i tavolini sono pieni e c'è odore di cucine.
Riccardo Beni gestisce Le tre Scimmie che rimane aperto 365 giorni l’anno: tutte le sere dalle 9 alle 2 di notte da almeno quindici anni. «Quando il periodo d’oro è finito - racconta - abbiamo dovuto fare due conti: le cose dovevano cambiare, se volevamo lavorare. Con mio grande rammarico ho dovuto mandare a casa dipendenti e passare a una gestione familiare. È cambiato tutto: ora lavoriamo nei fine settimana e il grosso si concentra principalmente sulla stagione estiva che dura sì e no un mese e mezzo».
Ma non tutti sono sopravvissuti: «Abbiamo dovuto chiudere perché lavoravamo sempre meno - racconta Antonio Coratti, ex gestore della trattoria Aurora - prima di ritrovarci male abbiamo deciso di andarcene. Quello che non va qui è il Parco. Abbiamo avuto quattro denunce, tutte cadute in prescrizione: qui non si può fare niente. Risistemare, fare musica all’esterno: tutto vietato. In qualche modo è necessario attirare clienti, sennò morirà tutto». Poco prima dell’Aurora, Mister Sushi, un’idea partita a primavera, segno che niente ancora è perduto e c’è ancora voglia di investire. Ma andando verso nord si trovano ancora i resti della Lampara, da anni i ruderi dell’incendio sono lì a far bella mostra di sé. E come sfondo, la pineta distrutta dal Matsucocco.
Ancora avanti si vede il cartello “Affittasi” all’ex Adagio, un locale con le palme e le vetrate alte oltre due metri. La proprietà dice che ci sono degli interessati. «Forse riaprirà». Ma lamenta che, essendo sceso l’afflusso di gente, «è insensato saturare il tratto di strada con ristoranti. Il Parco aveva detto che avrebbe autorizzato i cambi di destinazione d’uso ma per il momento sono soltanto parole sui giornali».
Il brand Lgbt porta ancora turisti: le bandiere sventolano e la musica suona ancora, soprattutto la notte. Non come una volta, ma Mamamia & co fa ancora 4mila persone a sera nei fine settimana. Ed è ancora un punto di riferimento nazionale: «Dobbiamo farcene una ragione - dice Paolo Sardo, responsabile artistico del Mamamia - i tempi sono cambiati: i nostri giovani clienti neanche hanno mai visto i “famosi anni d’oro”. Ci sono ancora tante cose che non vanno qua ma vediamo l’impegno di tanti per raccogliere pezzi e creare un’offerta nuova. Forse con meno numeri ma comunque con un suo target. Però gli enti e le istituzioni devono essere dalla nostra parte e darci una mano». —
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