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L’artigiano che realizza le tavole preferite dai surfisti

Luca Basile
L’artigiano che realizza le tavole preferite dai surfisti

Il pietrasantino Michele Puliti premiato a un concorso internazionale a Milano Alla conoscenza di materiali e tecniche unisce la manualità scultorea 

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È uno degli ultimi artigiani del centro cittadino Michele Puliti. Da anni, nel suo laboratorio inchiostrato di passione e aneddoti, progetta e costruisce tavole da surf. Un maestro con una manualità geniale così spiccata tanto da vedersi assegnare, nei giorni scorsi, il primo premio al Surf skate film festival di Milano, dove i giudici erano due famosi shaper e surfisti californiani degli anni ’70: Rory Russel e Craig Hollingsworth. Con Puliti che ha partecipato ad una gara dove agli shaper – così si chiamano gli artigiani che realizzano tavole – era richiesto di dare una libera interpretazione ad una delle proposte del mitico marchio californiano “Lighting Bolt”.

Puliti è proprietario della “Ola Surfboards”, laboratorio che ha sede a due passi dal centro di Pietrasanta, lungo via Marconi: uno spazio dove il salmastro si respira in ogni dove e che è crocevia di riferimento per giovani e meno giovani, italiani e stranieri. Affascinati dal levigare di questo artigiano, che ha cominciato a realizzare tavole quando era ancora un ragazzino e questo sport era appena sbarcato sulle coste italiane. Per poi trasformare il suo talento in una vera e propria professione. E sempre dal suo piccolo laboratorio, allo sfiorire degli anni ’90, riuscì a promuovere a Marina di Pietrasanta una manifestazione internazionale, il “Surf Academy”, in collaborazione con un noto marchio con i più famosi surfisti che arrivavano e insegnavano gratuitamente a decine di bambini ogni giorno, contribuendo a promuovere la diffusione di questo sport.

«Nella sua attività - si legge in una nota - Puliti ha potuto conoscere e stare a contatto con shaper e surfers non solo italiani, aggiornandosi con viaggi all’estero ed estendendo il suo lavoro anche in altri settori, come quelli dell’arte e della nautica perché per fare lo shaper è necessaria sì la manualità, ma anche conoscenza dei materiali e un solido background sulle tecniche di costruzione e manualità che ricordano quasi quelle della scultura», precisano gli addetti di settore. «Lo shaper, infatti, non deve infatti sapere costruire solamente un oggetto fluidodinamico, ma dargli forma e aggiungere una grafica che spazia dalla colorazione all’utilizzo di particolari resine passando per la scelta oculata di materiali sempre più green. Tutto questo per ottenere un oggetto che racchiude arte, design performante e tecnologia applicata allo sport. Con una chiosa che ben testimonia l’idea di vita e di lavoro di Michele Puliti che ha preferito restare in una piccola città come Pietrasanta, anziché emigrare in località estere, dove questo lavoro è riconosciuto e consolidato. Un artigiano, silente e di altissimo livello, che ha preferito non commissionare le sue tavole a industrie dell’est asiatico low cost per poi rivenderle con il suo marchio. Puliti, come tanti di noi, ha inseguito un sogno per poi renderlo, con il divenire del tempo, reale. E quel sogno lo continua a vivere ogni giorno». —

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