Giustacausa: «Mal gestire i pazienti costa molto»
VIAREGGIO. «Ricoverata per ben 8 ore in osservazione, alcuni degli esami eseguiti furono non correttamente interpretati (emogas analisi), altri non furono proprio prescritti (D-dimero o troponina) e la Rx del torace fu addirittura erroneamente refertata, non evidenziando la presenza di “trombo-embolia polmonare con area infartuale alla base del polmone destro”»: così l’associazione “Giustacausa”, con sede a Firenze ma operante in tutta Italia, commenta il caso della morte di Doretta Ricci, 67 anni, ed il risarcimento ottenuto dalla famiglia.
L’associazione, che ha messo in campo in Tribunale un «pool di consulenti nominati dagli eredi e coordinati dal medico-legale dottor Francesco Nobili», ricorda quanto scritto nella Consulenza tecnica d'ufficio, ripresa integralmente anche nella sentenza: «L'errata e fuorviante diagnosi di broncopolmonite, con conseguente mancata diagnosi di trombo-embolia polmonare, ha impedito la messa in atto di un risolutivo trattamento terapeutico con farmaci anticoagulanti o fibrinolitici, che laddove fosse stato tempestivamente approntato, avrebbe con buone probabilità evitato il decesso della paziente”».
Il caso - sottolinea l’associazione - «testimonia come la cattiva gestione dei pazienti, se non adeguatamente affrontata e risolta, porti, anche a distanza di anni, ad un ulteriore e gravoso esborso economico a carico del Sistema sanitario nazionale, così come il risarcimento disposto testimonia appieno». —
D.F.
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