Il Tirreno

Versilia

estate calda al versilia 

Rischio caos al pronto soccorso L’Asl va a caccia di neolaureati

Matteo Tuccini
Rischio caos al pronto soccorso L’Asl va a caccia di neolaureati

Mancano sei medici, forse otto: l’obiettivo è trovare dei giovani almeno per luglio Previsti anche ore di straordinario in più e l’aumento dei letti in medicina generale

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VIAREGGIO. E poi dicono che non c’è lavoro. L’Asl ha un bisogno disperato di medici: soprattutto specialisti di medicina d’urgenza, quelli che lavorano in pronto soccorso. Ma anche di gastroenterologi, ginecologi, pediatri. La questione più urgente, tuttavia, riguarda la prima linea dell’ospedale Versilia, che per definizione deve essere pronta a tutto e subito. Qui di medici ne mancano almeno sei, forse anche otto, dopo anni di assunzioni a singhiozzo intervallate da pensionamenti e addii. Ed è per questo che si rischia un’estate caldissima, considerato che al Versilia gli accessi al pronto soccorso aumentano in proporzione all’incremento della popolazione. Quando da una media di 220-230 accessi al giorno si passa ad oltre 300 ad agosto.

Neolaureati cercansi

«Stiamo facendo il possibile per trovare nuovi medici da assumere, ovunque essi siano disponibili», dice la direttrice generale dell’Asl Maria Letizia Casani al personale del Versilia, incontrato ieri nei reparti e nella saletta dell’auditorium dell’ospedale. «Purtroppo non è semplice, perché la domanda supera l’offerta: ci sono pochi giovani specialisti a disposizione», aggiunge. La scelta fatta dalla Regione e di conseguenza dall’Asl è di andare a pescare tra i neolaureati in medicina. Giovani che, per quanto abbiano il difetto di non avere esperienza, hanno la forza e la voglia di imparare che può essere utile in una situazione come l’attuale. Dove si fa fatica a organizzare i turni, come ammette la stessa Asl. «Ci sono dei tempi tecnici necessari per far entrare in servizio questi giovani – dice il primario del pronto soccorso Giuseppe Pepe, che è nella squadra creata dalla Regione per trovare soluzioni – Ma stiamo cercando di fare più in fretta possibile, in modo che arrivino a partire dal 1º luglio». In un primo momento, infatti, si era ipotizzato che prima dell’autunno i neolaureati non sarebbero potuti arrivare. «Abbiamo buone speranze di anticipare il loro ingresso», dice Pepe.

Le ore di straordinario

I carichi di lavoro sono destinati ad aumentare nei prossimi mesi. «Abbiamo chiesto la collaborazione dei nostri professionisti – prosegue Casani – perché facciano la cosiddetta “attività aggiuntiva”, ovviamente nel rispetto dell’orario di lavoro tollerato per legge». Tecnicamente non si tratta di straordinari, che già vengono fatti: sono ore aggiuntive, che serviranno a coprire i buchi nei turni e verranno pagate in maniera più importante rispetto allo straordinario tradizionale. Un incentivo economico che, però, deve coesistere con la resistenza fisica: tirare troppo la corda potrebbe essere rischioso.

L’incremento dei letti

Altra leva su cui agire, per non ingolfare il pronto soccorso, è la dotazione dei posti letto in medicina generale riservati ai pazienti in arrivo dall’emergenza-urgenza. «La dotazione dei letti in medicina – ammette la direttrice generale Casani – è da rivedere, può essere considerata carente. E può rappresentare una valvola di sfogo necessaria per i ricoveri».

L’uso degli infermieri

I rinforzi che sono stati annunciati come sicuri sono gli otto infermieri in più, di cui sei al pronto soccorso per adulti e due al pediatrico, che entreranno in servizio a partire dal 15 giugno. Un altro infermiere, più un ortopedico, sarà di turno dalle 20 alle 24 in sala gessi per l’ampliamento dell’orario di un servizio in estate molto utile. Ma gli infermieri, sostengono il direttore sanitario dell’Asl Lorenzo Roti e il direttore dell’ospedale Giacomo Corsini, potrebbero servire anche per monitorare i cosiddetti “accessi impropri” al pronto soccorso. I casi, cioè, che potrebbero essere gestiti tranquillamente dal medico di famiglia. «Stiamo pensando a una figura come l’infermiere di comunità o di famiglia – dicono dall’Asl – Un operatore sul territorio (nei distretti sanitari, ndr) che monitori situazioni non da pronto soccorso, come una medicazione o l’immissione di un catetere. Evitando al paziente di dover andare in ospedale. Anche all’interno dello stesso ospedale l’infermiere può aiutare nella gestione dei casi meno gravi». Ma basterà questo per ridurre gli accessi definiti “impropri”, dopo anni in cui il personale ospedaliero si lamenta dell’incapacità delle strutture sanitarie sul territorio di fare filtro (col risultato che al pronto soccorso arriva di tutto e di più)? La risposta dei vertici Asl è chiara: «Ci vorrà molto tempo per trovare una soluzione vera». —


 

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