Il Tirreno

Versilia

in tribunale 

Balneare di Forte dei Marmi a processo: «Aiutava a vendere griffe false»

Melania Carnevali
Il bagno Angelo Ponente a Forte dei Marmi
◗
Il bagno Angelo Ponente a Forte dei Marmi

È quasi arrivata al termine la vicenda giudiziaria del bagno Angelo Ponente. In una cabina erano stati trovati 126 pezzi contraffatti di un ambulante abusivo

2 MINUTI DI LETTURA





FORTE DEI MARMI. L’ambulante abusivo aveva due chiavi con sé quando la polizia municipale lo ha fermato: una apriva la porta di casa, l’altra una cabina del bagno Angelo Ponente, a Forte dei Marmi. E, lì dentro, gli agenti hanno trovato 126 pezzi, borse soprattutto, tutti contraffatti delle più rinomate griffe come Hermes, Louis Vuitton, Prada e Chanel. Per questo sono finiti a processo due persone. Una è il venditore ambulante, cioè Mamadou Gueye, che tutti però conoscono semplicemente come Bamba, un senegalese naturalizzato italiano, molto impegnato nel sociale e anche benvisto dalle clienti di Forte dei Marmi. Per lui le accuse sono di ricettazione e vendita di oggetti contraffatti ed è difeso dall’avvocato Francesco Persiani. L’altra persona a processo è il titolare del bagno, Francesco Carli, difeso dall’avvocato Enrco Marzaduri, accusato invece di favoreggiamento. Secondo la procura ha messo a disposizione gli spazi del suo stabilimento a Gueye, permettendogli di fatto di vendere merce contraffatto. Si è costituita parte civile Hermes, l’azienda francese di moda i cui capi vengono spesso contraffatti, difesa dall’avvocato Lapo Gramigni. Il processo sta per arrivare al termine e, al di là dell’esito, rappresenta già un caso giudiziario. E lo è perché, a finire alla sbarra, nel più classico (in Versilia) dei processi sulla contraffazione, questa volta è finito anche un balneare. Che non ha venduto o comprato borse false. Ha semplicemente concesso – se verrà ovviamente confermato in sede dibattimentale – a un venditore ambulante di utilizzare degli spazi.

I fatti risalgono al settembre del 2015. Dopo vari pedinamenti, gli agenti avevano fermato Gueye in via Ferrucci: nella sua auto avevano trovato una trentina di borse dei marchi più noti. Addosso aveva due chiavi e 3. 500 euro. Altri 3mila sono stati trovati nella sua casa di Montignoso. Soldi che, però, spiega il legale, Gueye «aveva raccolto tra connazionali per inviare in Senegal». Altri 126 pezzi, come detto, sono stati trovati all’interno della cabina del bagno di Forte dei Marmi. Nel parcheggio dello stabilimento, poi, c’era una Golf (poi sequestrata), all’interno della quale gli agenti hanno trovato altre 67 borse false. In totale, in quell’operazione, erano stati sequestrati 239 pezzi di merce contraffatta e 6. 500 euro in contanti.

Adesso, nel tribunale di Lucca, inizia la fase finale. Nella prossima udienza, i primi luglio, verranno ascoltati i diretti interessati. L’aspetto da chiarire è se il balneare di Forte dei Marmi fosse a conoscenza del fatto che la sua cabina veniva utilizzata come deposito di oggetti contraffatti. —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa