Proteste
Coluccini, il trionfo della perseveranza
Dopo cinque anni di opposizione e qualche resistenza anche nello schieramento amico moltiplica i voti per nove
MASSAROSA. Il trionfo della perseveranza. In cinque anni Alberto Coluccini, imprenditore, è passato da 685 voti ai 6.357 presi in questa tornata elettorale che lo vedeva come grande favorito. Perché non era più l’unico portabandiera di una lista civica, come nel 2014. Stavolta era il centravanti della squadra più forte del momento: il centrodestra a trazione Lega. Fare gol e vincere era più facile; però in ogni competizione i pronostici sono una cosa, il risultato finale un’altra. E Coluccini ce l’ha fatta: ha tagliato il traguardo più desiderato in questi cinque anni di opposizione testarda e senza mai cedere un millimetro. È diventato sindaco. E non si può dire che non si sia speso per questo.
La sua opposizione al predecessore Franco Mungai e all’amministrazione di centrosinistra, sempre percepiti come avversari della vita, è stata senza alcuna possibilità di trattativa o di collaborazione. Ma non è un mistero che Coluccini ha battagliato anche contro una parte del centrodestra, che fino all’ultimo non l’ha considerato l’uomo adatto a strappare Massarosa agli eredi di Mungai. Un sindaco che, vale la pena ricordarlo, aveva iniziato il secondo mandato con il 65,11% dei consensi. Ma dieci anni di amministrazione logorano tanti, quasi tutti: ecco perché Coluccini partiva in pole position.
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A suo vantaggio hanno giocato anche i due fattori più elementari. Il primo era l’unione del centrodestra, costruita un po’ con lo scotch e un po’ con il vinavil, nonostante la presenza di una portabandiera come la consigliera regionale leghista Elisa Montemagni. Ma determinante è stata anche la divisione del centrosinistra. Al primo rivale Francesco Mauro, di fatto, sono rimasti solo i voti del Partito democratico: guarda caso si ferma al 23,01%, che è più o meno la percentuale di voti incassati dal Pd sia a livello nazionale che nella stessa Massarosa. Era difficile prevedere un risultato più importante; a conti fatti, il 13% che Silvano Simonetti, il candidato della sinistra-sinistra, si porta a casa pesa tantissimo. Un centrosinistra unito, come nella precedente sfida che aveva consegnato un ampio consenso a Mungai, avrebbe sicuramente dato più fastidio. In una competizione che, alla prova dei fatti, si è rivelata molto sbilanciata. Forse più del previsto.
Fino all’ultimo, infatti, nel centrodestra c’era la sensazione che qualcosa potesse andare storto. Succede, quando il pronostico ti accredita come sicuro vincitore. Poteva succedere, ma non è successo: i timori di un eventuale ballottaggio, che avrebbe riunito il Pd con i suoi ex alleati, aumentando l’imprevedibilità del risultato, sono stati scongiurati. A conferma che Coluccini non aveva in dotazione solo i social, come i suoi avversari hanno cercato di insinuare negli ultimi giorni di campagna elettorale. È vero: la sua figura è stata sostenuta eccome su Internet, ma i voti che ha preso sono veri. E non virtuali.
Ora il nuovo sindaco, accreditato da un risultato così netto, potrà mettere ordine nella sua squadra. Facendo capire che la fiducia accordatagli dai cittadini c’è e merita rispetto. Ma soprattutto dovrà cominciare a dar seguito alle tante promesse che ha fatto ai cittadini di Massarosa. Promesse che si basano sull’azzeramento totale, o quasi, di quanto fatto dalla precedente giunta Mungai.
E gli avversari? Detto di un centrosinistra che appariva già un po’ rassegnato alla sconfitta, tenuto conto del contesto e dei due candidati che si sono spartiti una torta già non molto ricca, non possono essere granché soddisfatti neppure gli altri sfidanti. Vasco Merciadri, medico che correva per il Movimento Cinque stelle e che era molto accreditato per il fatto di essere un volto noto a Massarosa, non arriva al 9%: nettamente dietro sia ai due candidati principali, ma anche dopo Silvano Simonetti. Per Denise Fruzzetti di Casa Pound la percentuale di voti raccolti, il 3%, è ancora meno rilevante. Ma è un bottino che non si discosta molto da quanto raccolto nel resto del Paese: anche qui non ci sono state sorprese.
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