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Versilia

Lite a forte dei marmi 

«Sentenza ingiusta Erano in cinque e il manganello non l’ho usato io»

Alessandro Formichella
«Sentenza ingiusta Erano in cinque e il manganello non l’ho usato io»

Dopo la condanna a un anno inflittagli dal tribunale di Lucca l’avvocato Leonardo Sanesi fornisce la sua versione dei fatti

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FORTE DEI MARMI. «Non avevo io il manganello, mai avuto un manganello né in auto, né a casa. Quella sera del 13 agosto 2012 ero da solo e mi sono ritrovato di fronte a cinque persone che mi hanno affrontato e aggredito. L'unica colpa mia è quella di essermi difeso: legittima difesa con prontezza». A parlare è l'avvocato Leonardo Sanesi, condannato ieri dal giudice del tribunale di Lucca ad un anno di carcere e ad un risarcimento di 5.000 in favore di Andrea Quattrone, il rugbista colpito dall’avvocato, all’epoca dei fatti praticamente. Nella notte del 13 agosto di sette anni - ricostruisce Sanesi - Sanesi si trovava a Forte dei Marmi ad un semaforo del lungomare. Qualche attimo prima i componenti di due auto, quella di Sanesi e quella di cinque ragazzi, tra cui Quattrone che era alla guida di una Audi A3 nera, si erano insultati a vicenda a causa di una manovra azzardata in strada. Al semaforo del lungomare di Forte dei Marmi, un chilometro dopo la Capannina verso Cinquale, i cinque ragazzi della Audi A3 affiancarono l'auto di Leonardo Sanesi, scesero di macchina e lo trascinarono fuori dall'auto. E questa è la versione dei fatti di Leonardo Sanesi, che all’epoca doveva ancora terminare gli studi in giurisprudenza e aveva 24 anni. « Tirato fuori dalla macchina – racconta Sanesi – i cinque ragazzi fra cui Andrea Quattrone iniziarono ad insultarmi ed aggredirmi. Non ho mai avuto un manganello, ma lo avevano loro e con questo mi hanno colpito alla testa vicino all'occhio sinistro e ho avuto una prognosi di 35 giorni dell'ospedale di Massa, che è agli atti. Il manganello è stato ritrovato dai carabinieri di Massa Carrara nell'auto di Andrea Quattrone, come da verbale dei militari».

In quella agitata notte, infatti, i carabinieri chiamati da Leonardo Sanesi rintracciarono Quattrone e gli altri quattro suoi amici che erano al Beach Club di Cinquale. «Insomma, come se nulla fosse accaduto i cinque erano a ballare a Cinquale». Nel frattempo Sanesi ricorreva alle cure dell'ospedale di Massa, giunto con un'ambulanza del 118 chiamati dagli stessi carabinieri. «La sentenza del Tribunale di Lucca non ha tenuto conto di tanti fattori – prosegue il giovane avvocato – come la stessa testimonianza di uno dei cinque ragazzi che ha descritto in modo molto preciso il manganello col quale Quattrone mi colpì al volto. Il giudice non ha tenuto conto del referto medico dell'ospedale e dell'intervento dei militari». Secondo Leonardo Sanesi il giudice di Lucca avrebbe creduto ai cinque ragazzi «senza approfondire la dinamica vera dei fatti», a partire dalla testimonianza degli stessi carabinieri che intervennero quella sera del 13 agosto. «Resto stupito di quanto accaduto in Tribunale con questa sentenza di primo grado», conclude l’avvocato Sanesi. —

Alessandro Formichella

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