Sicurezza
Perde il figlio al quarto mese di gravidanza: scatta l’esposto
A causare l’aborto sarebbe stata un’infezione dovuta ad un batterio La coppia: «Al pronto soccorso non se ne sono accorti, faremo denuncia»
viareggio. Incinta di quattro mesi accusa dolori all’addome, va in ospedale a Lucca ma viene rimandata a casa: «Solo un problema intestinale», le dice il medico del pronto soccorso. Ma in serata il dolore aumenta e si somma al vomito, così la donna torna al San Luca, viene ricoverata ma due giorni dopo perde il bambino. Aborto spontaneo a causa di un batterio, stabilirà la cartella clinica.
I protagonisti di questa vicenda sono un 36enne versiliese, ex ciclista professionista, e una 37enne imprenditrice lucchese. Che ora faranno denuncia. Da 4 mesi lei era incinta e attendeva quel bebè: una gravidanza apparentemente normale e senza complicazioni. Almeno fino alla scorsa domenica: al risveglio la donna accusa dei dolori all’addome e in tarda mattinata si presenta al pronto soccorso dell’ospedale San Luca. Viene sottoposta a un’ecografia che non avrebbe rilevato anomalie: «Un problema intestinale, niente di grave», la rassicura il medico prima di rimandarla a casa. Ma nel pomeriggio le condizioni della donna peggiorano: il dolore all’addome aumenta, arriva anche il vomito ed a quel punto diventa chiaro che c’è dell’altro. In serata, la coppia si ripresenta al pronto soccorso e questa volta la diagnosi è diversa: la signora ha le contrazioni e l’utero dilatato. Avanza il sospetto di un’infezione batterica, così la donna viene ricoverata in ostetricia e durante la notte le viene praticato il tampone. Lunedì mattina il campione biologico viene spedito in laboratorio per le colture necessarie a individuare il batterio. Nel frattempo la 37enne viene sottoposta a una terapia antibiotica ad ampio raggio e le vengono somministrati farmaci per bloccare le contrazioni. Il quadro non è chiaro e i medici ipotizzano anche di farle un cerchiaggio, una pratica messa in atto quando il collo dell’utero non riesce a contenere adeguatamente il feto. Passano due giorni, durante i quali le contrazioni vanno e vengono: «Se l’infezione prende piede c’è rischio per il feto», avvertono i medici, che però sperano di evitare il peggio.
Mercoledì mattina arriva il responso del tampone e la situazione sembra recuperabile: «Io sono rimasto in ospedale fino alle 14 – racconta il compagno della donna – I medici ci avevano rassicurato sul fatto che una volta individuato il batterio la terapia sarebbe stata mirata ed efficace. A quel punto mi sono assentato un’ora per tornare a casa e proprio in quel momento tutto precipita. Mi chiamano dall’ospedale dicendo che la mia compagna sta per essere portata in sala operatoria: se non si interviene c’è pericolo per la sua vita». In sala la 37enne espelle il feto: aborto spontaneo, secondo il referto. Una tragedia – per dirla in termini diversi – che si abbatte sulla coppia, arrabbiata per una gestione del caso che non ritiene adeguata: «La gravidanza procedeva senza problemi, si poteva fare di più – commenta l’uomo – La prima visita al pronto soccorso da cui siamo stati rimandati a casa; i tempi di attesa per il tampone; una generale sottovalutazione del caso: siamo infuriati per quanto ci è successo». Il 36enne viareggino e la compagna (dimessa ieri) intendono adire le vie legali: «Ho già nominato un medico legale e incaricato un ex primario di fiducia per avere la loro consulenza», spiegano. Nessun commento ufficiale dall’Asl. —
G.P.
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