Il Tirreno

Versilia

LE INTERVISTE 

Gli sconfitti: «Una truffa»

G.B.

E mentre c’è chi annuncia di volerne chiedere la squalifica  il fantino della contrada rossoverde si difende: «Assurdo minacciarmi e sospettare di me»

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QUERCETA. «Questa corsa è stata truffata. Nel momento in cui stavamo doppiando la Lucertola il miccio ha dato fastidio sia a me che al Ranocchio quando potevamo recuperare metri importanti. Avremmo potuto lottare per la prima posizione». Parole dure quelle di Maurizio Ruggiu, il fantino del Leon d'Oro che al termine della corsa ha manifestato tutta la propria amarezza per l'episodio che ha scatenato accese proteste all'indirizzo del fantino della Lucertola Francesco Ferrari. «Non esiste che il fantino scappi dallo stadio, chi ha la coscienza pulita non se ne va così. Ne riparleremo comunque in Pro Loco e nelle sedi opportune» rincara Francesco Sarti, presidente del Ponte, mentre il numero uno del Ranocchio Roberto Leonardi annuncia che «come contrada analizzeremo la corsa e presenteremo una lettera di reclamo alla Pro Loco: non cambierà l'esito ma se i video confermeranno quanto accaduto penso siano gli estremi per squalificare Ferrari per il prossimo anno. Il regolamento credo specifichi che i fantini doppiati devono lasciare il passo».

«Mi sono allontanato dallo stadio perché mi sono sentito urlare contro di tutto e se fossi rimasto chissà cosa sarebbe potuto accadere - spiega il fantino di Ripa Francesco Ferrari - appena finita la corsa mi sono venuti dietro diversi contradaioli, non ho visto neppure se appartenevano ad un'unica contrada o a più di una, gridandomi offese di ogni genere e con la chiara intenzione di mettermi le mani addosso. Ma io non ho fatto niente di male - dichiara - quando Thomas (Bresciani, ndr) mi ha superato, il mio miccio istintivamente ha ripreso a correre senza neppure che io lo spronassi. E in quel momento non mi sono accorto di nessuno immediatamente dietro di me o mi sarei fatto da parte: tant'è che alla curva davanti al palco araldico, notando che Ranocchio, Leon d'Oro e Ponte mi stavano per superare, mi sono fatto da parte. Pensare che volessi far vincere o penalizzare altre contrade è assurdo, così come arrivare a minacciarmi: essere costretto a scappare dallo stadio, per uno come me che ha corso tanti palii, fa veramente male».

«È increscioso quanto accaduto, minacce ed insulti sono arrivati anche a me. Addirittura un contradaiola del Ranocchio mi ha quasi messo le mani addosso - dichiara Giovanni Boccoli, presidente della Lucertola - non mi capacito di tutta questa rabbia: il miccio di Francesco è ripartito da solo, non l'ha certo incitato lui. Mi sembra una rabbia davvero eccessiva nei nostri confronti».

In tutto questo, l'unico a festeggiare - e a non essersi accorto di nulla di quanto accadeva alle sue spalle durante la corsa - è ancora una volta Thomas Bresciani. «Il miccio che cavalcavo l'anno scorso è arrivato ultimo - dichiara, attorniato dai propri contradaioli in festa - non ha mai collaborato e ho trovato molta difficoltà. È stata veramente dura vincere quest'anno ma avercela fatta rende tutto ancora più bello». — G.B.

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