Il Tirreno

Versilia

Diffida della Regione per la Morina: l’impianto non rispetta l’autorizzazione

Donatella Francesconi
Diffida della Regione per la Morina: l’impianto non rispetta l’autorizzazione

Dopo l’inchiesta della Procura e i rilievi di Arpat senza gli interventi prescritti il rischio è quello della chiusura dell’attività 

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Prima diffida per Sea Risorse, dalla Regione Toscana, relativamente alla condizioni dell’impianto di compostaggio del verde alla Morina finito sotto inchiesta della Procura, dopo i rilievi di Arpat Lucca. Se l'azienda dei rifiuti pubblico/privata (Comune e Gruppo Del Pistoia) non metterà mano agli interventi ordinati, allora - si legge nel provvedimento del dirigente del settore “Ambiente” della Regione - arriverà una seconda «diffida con contestuale sospensione dell'autorizzazione per il tempo ritenuto necessario a far cessare le situazioni di pericolo per l'ambiente, sorte in conseguenza di una gestione dell'installazione non conforme a quanto prescritto dall’autorizzazione». Parole gravissime, ancor più se si pensa all’emergenza cattivi odori che la città vive da moltissimi anni, tanto da portare Arpat a monitorare i principali impianti industriali possibili fonti di cattivi odori tra Viareggio e Massarosa. Per la prima volta, in un atto ufficiale, si trova la conferma di quanto denunciato per anni dai cittadini: la condizione dell’impianto alla Morina è pericolosa per l’ambiente.

L’ordinanza della Regione dettaglia cosa non va e cosa deve essere fatto. Partendo dalla considerazione “base” che «in riferimento a quanto rilevato nel corso delle verifiche eseguite dal Dipartimento Arpat di Lucca emerge un sostanziale non rispetto dell’autorizzazione all’esercizio».

È dunque necessario - così la Regione - che Sea Risorse, azienda oggi presieduta dall’avvocato Valentina Ceragioli (amministratore delegato Alberto Corsetti, ascoltato in Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla Morina) metta mano ai seguenti interventi, entro 30 giorni dalla notifica della diffida datata 6 maggio scorso: dimostri di aver riportato nei limiti autorizzati i quantitativi di rifiuti presenti in impianto; comunichi le soluzioni adottate al fine di garantire la manutenzione dell’asfalto dei piazzali e le fossette laterali di scolo del percolato e delle acque meteoriche e la realizzazione della canaletta di raccolta sul lato sud dell’impianto; comunichi l’attivazione della strumentazione per il monitoraggio via wireless del processo di stabilizzazione mediante la misura dei parametri gestionali (ossigeno, temperatura e umidità) dei cumuli di materiale; garantisca l’effettuazione del rivoltamento dei cumuli nei termini progettuali previsti; rispetti la previsione del miscelamento dell’ammendante con il sovvallo; rispetti il limite di 2 metri di altezza dei cumuli: E, soprattutto, «presenti idonea documentazione comprovante lo stato operativo relativo al processo di delocalizzazione dell’impianto». Perché è dal 2010 che - come da prescrizione dell’Ente Parco in sede di rilascio dell’autorizzazione - Sea Risorse deve spostare l’impianto. —





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