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Muore dopo l'omicidio del marito: oggi i funerali
Margherita Giannoni era malata da anni, dalla scorsa settimana era ricoverata nella clinica San Camillo del Forte
VIAREGGIO. Era ricoverata nella clinica San Camillo di Vittoria Apuana, quando nella chiesa di Santa Rita, all’ex Campo di Aviazione, una folla di persone stava dando l’addio a suo marito, Roberto Castellari, 79anni, ex pediatra, ucciso una settimana fa dal figlio durante una lite. E non poteva sapere niente di quanto accaduto: da tempo era allettata e in condizioni critiche, per una malattia che si trascinava da anni. Ma il suo cuore ha sentito tutto. Ha sentito l’altro ventricolo della loro anima spegnersi e volare via. E allora anche lui si è spento per prendere il volo. Margherita Giannoni, 75 anni, è morta domenica sera, nel giorno del funerale del marito e nell’anno del loro cinquantesimo anniversario.
I funerali verranno celebrati oggi, mercoledì 8, alle 15, nella stessa chiesa dove sono stati celebrati quelli del marito, cioè a Santa Rita al Campo d’Aviazione.
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Si erano sposati nel 1969. Lei aveva 25 anni, lui 29. Si erano conosciuti anni prima, durante il periodo universitario. Lei era una delle ragazze più belle e corteggiate – ricordano i vecchi amici – e lui la conquistò con la sua cultura, la sua ironia, la sua determinazione. Un amore di altri tempi, il loro, di quelli che non tramontano mai e si nutrono di continue albe. Come i figli. Ne avevano otto: Roberta, Stefano, Francesca, Marco, Pietro, Lucia, Maria e Michele. La famiglia era il centro e il senso della loro vita. E per gli altri erano un modello, difficile da emulare.
Lui dopo l’università era diventato un apprezzato pediatra e neonatologo, un lavoro che aveva esercitato prima con la libera professione e poi con l’azienda sanitaria. Fino al 2005, quando andò in pensione. Anche lei era molto conosciuta e amata, soprattutto nel quartiere del Varignano dove vivevano. Era una donna di chiesa e insegnava catechismo ai piccoli della parrocchia. Lo aveva fatto fino alla malattia, che poi l’aveva costretta a letto. Erano stati il marito e il figlio Stefano (adesso nel carcere San Giorgio a Lucca) a prendersi cura di lei, fino alla tragedia. Da quel giorno era stata trasferita nella clinica del San Camillo, nella frazione di Forte dei Marmi.
Non poteva sapere cosa era accaduto. Non poteva sapere della morte del marito, dell’arresto del figlio, dei funerali. Eppure lo sapeva. Sapeva che non aveva più senso rimanere al mondo senza il suo Roberto e lo ha seguito. Una tragedia nella tragedia in cui si legge una storia d’amore.
«Non potete proprio stare separati», scrive il figlio Michele sul suo profilo Facebook. «Sempre e per sempre insieme – scrive un altro figlio, Marco –. Il vostro sorriso illuminerà il mondo».
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