Il Tirreno

Versilia

violenza in famiglia 

Uomo violento allontanato da figli, moglie e famiglia di lei

D.F.

Arrestato dalla polizia di Stato è stato colpito da un ordine di protezione valido per 6 mesi L’avvocato: lo strumento esiste e deve essere utilizzato

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VIAREGGIO. Un ordine di protezione per la donna che ha denunciato il marito dopo l’ennesima aggressione ha permesso alla stessa ed ai suoi figli di rimanere nell’abitazione di residenza dopo che per l’uomo sono stati disposti gli arresti domiciliari a casa della madre. Il provvedimento, emesso dal giudice del Tribunale di Lucca Maria Giulia D’Ettore, al suo primo incarico in magistratura, era stato richiesto venerdì dall’avvocato difensore della donna, Elena Benedetti. La quale ci tiene a sottolineare: «L’ordine di protezione contro gli abusi familiari è uno strumento poco conosciuto ma che esiste da tempo e questa vicenda mostra che funziona». Esiste da tempo, inserito nel codice civile, e - sottolinea il legale, che è referente della sezione di Lucca dell’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori - «prescinde dalla querela» e/da percorso in chiave penale che troppo spesso le vicende di violenze o abusi in famiglia si portano dietro.

Per l’uomo arrestato è scattato così il divieto di avvicinamento alla moglie, ai figli, alla suocera ed al cognato «poiché aveva minacciato anche la madre della moglie ed il fratello della stessa», ricorda Benedetti. Alla quale la donna picchiata si era rivolta rivendicando proprio il diritto a non essere doppiamente vittima: delle aggressioni dei marito, ma anche dell’allontanamento da casa insieme ai bambini che più ne avrebbero sofferto. Una soluzione fin troppo proposta, in casi simili, e che finisce per diventare l’ennesima violenza su donne e minori.

C’è un aspetto della vicenda vissuta dalla propria assistita che l’avvocato Benedetti ci tiene a raccontare, per ringraziare la polizia di Stato: «Mentre la mia cliente era in commissariato per sporgere denuncia sull’aggressione subita la sera prima, è stata una poliziotta - evidentemente dotata quasi di un sesto senso - a chiedere se il padre fosse abituato ad andare a prendere i bambini a scuola. Insistendo su questo dubbio è scattata la telefonata che ha portato la polizia a scoprire che l’uomo si trovava proprio all’asilo di uno dei bambini, rivendicando di poterlo portare via in anticipo sull’orario di uscita». Adesso, per i prossimi sei mesi, anche se l’uomo dovesse trovarsi nella condizione di recuperare la propria libertà, non potrà comunque avvicinarsi ai bambini ed al resto della famiglia.

Una vicenda esemplare, dunque, anche grazie alla caparbietà di una donna che ha scelto di alzare la testa e rivendicare i propri diritti senza farsi rinchiudere nel ruolo di vittima, e di tutti coloro che hanno saputo ascoltarla. —

D.F.

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