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Richiamo ai balneari: rispettino le regole sulla ristorazione
Solo cinque bagni possono somministrare cibo tutto l’anno anche ai non clienti Verona, presidente del Consorzio: «Gli altri non espongano cartelli e menu»
. «I cartelli con la scritta “ristorante aperto” quando si è privi dell’autorizzazione per somministrare cibi e bevande non si possono esporre agli ingressi degli stabilimenti». Francesco Verona, presidente del Consorzio balneari di Marina di Pietrasanta, entra nel merito di una querelle mai sopita, quella dei bagni che si propongono come veri e propri ristoranti, senza però averne titolo: querelle che nelle ultime settimane, complice i ponti pasquali e del primo maggio, ha innescato punti di domanda e malumori.
«Ho avuto il locale per tre quarti insolitamente vuoto a pranzo in una giornata festiva come quella di mercoledì scorso, mentre a Marina di Pietrasanta alcuni stabilimenti hanno fatto registrare il tutto esaurito: sono contento per loro, ma quello che al sottoscritto e ad altri colleghi preme sapere è se questi concessionari abbiano o meno le autorizzazioni di legge per proporsi come ristoranti a pieno titolo. Perché se non ce l’hanno è concorrenza sleale e allora è doveroso attivare dei controlli» sottolinea un ristoratore di Pietrasanta.
«Gli stabilimenti balneari con la licenza per somministrare cibi e bevande sono cinque o sei a Marina di Pietrasanta: in questi casi parliamo di ristoranti che possono restare aperti tutto l’anno, a prescindere dalla stagione balneare. Per questo motivo, come già avevo sottolineato in una mail inviata in passato ai concessionari, chi non ha l’autorizzazione – continua Verona – non può esporre davanti allo stabilimento cartelli con la scritta “ristorante aperto” o ancora evidenziare il menù. Può, invece, proporre un cartello che indica, quello sì, “stabilimento balneare aperto” perché in questo caso si presuppongono tutta una serie di servizi. Come in ogni categoria c’è chi rispetta le prescrizioni sulla segnaletica e chi invece – ed è accaduto anche in questi ultimi giorni – ignora il richiamo: e questo non va bene» precisa Verona che aggiunge: «La questione, invece, che nei ristoranti degli stabilimenti balneari, privi dei requisiti della somministrazione, possano pranzare solamente i clienti delle stesse attività è, a mio avviso, molto opinabile: se un turista sceglie di andare a mangiare in uno stabilimento pur non usufruendo di ombrelloni e sdraio, ne diventa, di fatto, un cliente, visto che gli vengono offerti anche altri servizi». Come ad esempio, fanno sapere sempre alcuni concessionari, l’elioterapia.
In realtà, come spiega Valentina Cesaretti, referente di Confesercenti, la norma non si presta a particolari interpretazioni: «I ristoranti sono esercizi di pubblica somministrazione, i ristoranti all’interno di altre strutture, che siano stabilimenti balneari, alberghi, campeggi, circoli e via dicendo, se non hanno questa stessa autorizzazione, possono somministrare solo bevande e cibo alla propria clientela. Se non rispetti questi dettami ledi la libera concorrenza. Poi, sia chiaro, nessuno impedisce a chi ha un albergo o a un bagno di avviare l’iter per ottenere la licenza di somministrare e diventare ristorante a tutti gli effetti. Nel rispetto dei piani urbanistici di riferimento». —
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