Il Tirreno

Versilia

L’INCIDENTE MORTALE sulla bretella 

Doppia cerimonia e veglie di preghiera per dire addio a don Beniamino

Cesare Bonifazi
Doppia cerimonia e veglie di preghiera per dire addio a don Beniamino

La messa funebre stamattina alle 10.30 a Capezzano  sarà celebrata da monsignor Italo Castellani

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Messe e veglie di preghiere. Così i fedeli e coloro che conoscevano don Beniamino Bedini saluteranno il parroco deceduto in un incidente stradale lungo la Bretella mentre guidava in direzione Lucca. In questi giorni l’intera comunità camaiorese si è stretta per ricordare il prete. Nella giornata del primo maggio è stata celebrata una messa alle 18 e alle 21 c’è stata la veglia di preghiera. Anche ieri due messe: alle 9 e alle 18.

I funerali verranno celebrati stamattina alle 10.30 nella chiesa di Capezzano che guidava ormai da anni. La messa verrà celebrata dal vescovo di Lucca Italo Castellani.

La cerimonia funebre si sposterà poi nella frazione carrarese di Fossola, di cui don Beniamino era originario. A celebrare la funzione, in programma alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di San Giovanni, il parroco don Alessandro Biancalani (che sarà presente anche alla messa del mattino a Capezzano Pianore) e il vescovo diocesano monsignor Giovanni Santucci; con lui anche il vescovo emerito, monsignor Eugenio Binini, e due vescovi originari di Carrara o della diocesi: monsignor Guglielmo Borghetti, carrarese, vescovo di Albenga-Imperia, e monsignor Alberto Silvani, di Virgoletta (Villafranca), vescovo di Volterra.

Don Beniamino Bedini lascia la madre, assicuratrice (rimasta vedova quando aveva solo 38 anni), la nonna, tre fratelli e una sorella; tantissime le manifestazioni di cordoglio, anche quella della Carrarese Calcio: uno dei fratelli, Gioacchino, è preparatore atletico della società azzurra di serie C.

In molti nelle ore successive al decesso di don Beniamino hanno voluto ricordare la figura del parroco, un prete molto amato dai suoi fedeli. Il gruppo scout del Capezzano1 ha deciso di rimandare a data da destinarsi l'inaugurazione della piazza Robert Baden Powell prevista per domani.

«La segreteria provinciale della polizia di Lucca porge alla famiglia Bedini il più sentito cordoglio per la prematura perdita del proprio figlio - scrivono i poliziotti di cui don Bedini è stato cappellano per molti anni - ci stringiamo in modo fraterno al loro dolore. La polizia perde un amico, un punto di riferimento spirituale per molti poliziotti. Ovunque sia andato ha lasciato un segno, un messaggio di positività, di speranza, con lui se ne va quel sorriso che rendeva la sua missione pastorale, una benedizione per chi aveva il privilegio di averlo vicino».

Lo stesso vescovo Castellani ha scritto una lunga missiva per salutare don Beniamino: «Mentre affido al Signore il compimento della vita del nostro confratello don Beniamino Bedini desidero esprimere il mio profondo dolore e costernazione per la sua morte così inaspettata e drammatica - racconta - Ho conosciuto don Beniamino fin dal mio arrivo a Lucca nel 2003 e lo ricordo giovane prete entusiasta ed appassionato al servizio del popolo di Dio nella comunità di sant’Anna. Negli anni del suo ministero e servizio alla nostra chiesa abbiamo avuto molte occasioni per incontrarci, parlare, crescere nella relazione non solo ecclesiale ma anche, e soprattutto, umana: nel mio ricordo c’è l’accompagnamento della sua crescita umana, spirituale e come prete; custodisco con grande emozione i passaggi della sua storia che hanno fatto di lui quella figura di presbitero da tutti apprezzata ed amata».

E poi continua: «Non è questo il momento di ricordare i vari incarichi svolti al servizio della nostra Chiesa: in questo tempo pasquale diventa ancora più evidente la proposta che il Signore ci fa, quella di accogliere attraverso la sua persona, il dono della vita che va oltre la morte. Il grande annuncio della Risurrezione passa anche attraverso la tragica morte di don Beniamino e ci provoca a rimuovere la pietra che custodisce le nostre paure e le nostre disperazioni. Il tempo della storia, necessariamente limitato e precario non rappresenta la vita di una persona: la vita che è dono di Dio va oltre i confini della storia personale e si espande non solo nell’eternità ma soprattutto nell’abbraccio di Dio Padre».

«Con questi sentimenti - conclude - dettati dal dolore, rivolgo al Signore una preghiera perché accolga nelle sue braccia questo nostro caro fratello, doni consolazione e speranza a tutti noi e perché apra il nostro cuore e la nostra mente al vero senso della vita che Gesù risorto ci ha indicato». —

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