Toscana
Strage di Viareggio, la sentenza d’appello sarà pronunciata il 20 giugno
L’annuncio della presidente della corte Paola Masi nella penultima udienza del processo che si è aperto a metà novembre 2018
VIAREGGIO. Sarà il prossimo 20 giugno - nove giorni prima del decimo anniversario per il disastro ferroviario di Viareggio - il giorno della sentenza d’appello, affidata alla terza sezione penale della Corte d’Appello di Firenze, presidente Paola Masi, con i colleghi Anna Favi e Giovanni Perini. In aula per l’accusa, invece, Luciana Piras per la Procura generale fiorentina e Salvatore Giannino, sostituto Procuratore a Lucca, associato per il processo d’appello iniziato il 13 novembre dello scorso anno.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.14802375:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2017/01/31/news/strage-di-viareggio-moretti-condannato-a-7-anni-1.14802375]]
Ad udienza terminata nell’aula 32 del Palazzo di giustizia, poco dopo le 18 di ieri, i familiari delle trentadue vittime della notte maledetta, hanno ripiegato le 32 magliette con impressi i volti dei loro cari, adagiati da cinque mesi su altrettante sedie che rimangono vuote. Un gesto che basta da solo a raccontare cosa significa per loro, e per i viareggini che intorno a loro si stringono, assistere udienza dopo udienza. Ed ascoltare che si è trattato di «vittime del caso» come è accaduto la penultima volta per bocca dell’avvocato Alfonso Maria Stile, difensore dell’ex amministratore delegato di Rfi, Michele Mario Elia, condannato in primo grado a 7 anni e 6 mesi.
Ed anche ieri i toni di molti difensori degli imputati sono risuonati come un gesso sulla lavagna di fronte alla tragedia che si è consumata a Viareggio dieci anni fa. «Noi confidiamo davvero nella ragione. Certo di una ragione che non si nutre del plauso delle folle, soprattutto quando le folle sono state ingannate», sono state le parole conclusive della replica dell’avvocato Luigi Stortoni, difensore di Giovanni Costa, Giulio Margarita ed Alvaro Fumi, tutti imputati Rfi.
Decisamente di portata diversa la replica dell’avvocato torinese Alberto Mittone, difensore di Vincenzo Soprano, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Trenitalia, condannato in primo grado a 7 anni e 6 mesi. Il quale però ha portato in aula l’affermazione lapidaria per cui «se il carro aveva un problema il problema non era mio», nel senso non era un problema di Trenitalia. Al punto che - ha aggiunto il difensore - «noi non avevamo titolo per entrare nell’officina Cima riparazioni, che era legata ai tedeschi». In realtà la Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova) era anche officina certificata anche Trenitalia. Tanto che, nell’immediatezza del disastro ferroviario, Trenitalia revocò la certificazione con un atto unilaterale che diede origine ad un inevitabile contenzioso in tribunale.
Nessuno poteva fare niente, insomma, per evitare la tragedia ed il carro merci il cui assile ha ceduto aveva tutti i requisiti europei «per andare dove voleva», parola di Armando D’Apote, difensore di Mauro Moretti, ex ad di Fs e Rfi, condannato in questa veste a 7 anni. «Gli obblighi di Rfi e quindi di Moretti di controllare quel carro sono totalmente messi lì (dalla Procura di Lucca, ndr) quasi per tentare di smuovere un qualche errore da parte del giudice», è ancora l’argomentare del legale del Foro di Bologna.
Il quadro complessivo che ne esce è segnato dalle parole agghiaccianti dell’avvocato Francesco Ruggeri Laderchi, capofila dei difensori degli imputati stranieri: «Sicuramente Gatx si è fatta carico dell'insegnamento di Viareggio». Insegnamento che è costituito -impossibile far scomparire la realtà - da 32 vittime innocenti, famiglie devastate dai lutti, quindici milioni di danni, dieci anni di vicenda giudiziaria per arrivare al secondo grado di giudizio. E qualcuno prima o poi dovrà farsi carico di dire se davvero non c’era strumento per evitare tutto questo.
Appuntamento al 20 giugno, Palazzo di giustizia di Firenze. E ieri mattina l’avvocato Tiziano Nicoletti, legale dell’associazione “Il mondo che vorrei” che riunisce i familiari delle vittime ha preannunciato alla presidente Masi la presentazione della richiesta per l’accesso in aula, il 20 giugno, di telecamere e macchine fotografiche. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
