Sicurezza
L’imputato Margarita: «Condanna ingiusta»
L’ingegnere è stato uno dei primi a transitare da Fs ad Ansf «In Ferrovie adottiamo buone pratiche da 150 anni»
VIAREGGIO. Lui è stato uno dei primi a passare da Ferrovie all’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, costituita nel 2008. Giulio Margarita, 55 anni, condannato in primo grado a 6 anni e 6 mesi (la Procura di Lucca aveva chiesto il doppio), ieri ha voluto prendere la parola nell’aula 32 del Palazzo i giustizia di Firenze dove dal 13 novembre 2018 si tiene il processo d’appello al disastro ferroviario di Viareggio, 32 morti, dieci anni fa. «La condanna in primo grado la sento come un peso gravissimo e come un'ingiustizia», sono state le parole di Margarita al termine della replica del suo avvocato, Luigi Stortoni. «Ho ritenuto di far vedere chi sono io, la persona che dovete giudicare a breve. La sentenza che emetterete avrà un peso su di me, sulla mia famiglia. Ho tre figli che dipendono ancora da me: subirebbero anche loro dei riflessi da condanna».
Le parole di Margarita sono suonate emblematiche e quasi un atto di accusa per un sistema ferroviario tra Italia ed Europa che nei dieci anni della vicenda giudiziaria per la strage di Viareggio ha visto mettere a nudo tutte le falle. «Continuo a non capire cosa avrei potuto fare io con gli altri ferrovieri italiani per individuare quell'assile», ha detto ancora l’ingegnere che per una vita di lavoro si è occupato proprio di sicurezza ferroviaria.
Nel 2019 si fotografano i buchi neri, ma lungo i binari d’Italia, è il quadro tracciato da Margarita, «l’analisi del rischio si fa mediante l’applicazione dei codici di buona pratica, in un sistema che esiste da 150 anni. Tutta la sicurezza è basata sull'esperienza, non c'è niente da inventarsi all'improvviso. E non è analisi rischio alla buona, ma una metodologia da utilizzare secondo i regolamenti europei». Buone pratiche consolidate in 150 anni di esperienza ma, ha detto ancora Margarita, «sappiamo che è impossibile mitigare un urto tra due treni. E lo stesso vale per il deragliamento: una volta che un treno è deragliato non si sa dove può andare ad urtare e cosa può succedere dopo». Disegnato questo scenario, l’ingegnere ha ribadito: «Nessun ferroviere italiano e neppure l’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria avevano dubbi e alcun elemento per dubitare che Gatx, autorizzata dall’Agenzia tedesca per la sicurezza ferroviaria (Eba, ndr), non effettuasse manutenzione correttamente. Non avevamo nessun elemento per dubitare dei carri tedeschi. La circolare Eba del 2007 mi è arrivata dopo il disastro di Viareggio». Ed è un dramma nel dramma:perché quella circolare dava l’allarme -rimasto ignorato - sulle condizioni in cui viaggiavano gli assili tedeschi, causando un incidente dopo l’altro di treni merci.
Rivolgendosi ai giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Firenze, Margarita ha così concluso:«Sono sicuro di avere dato il mio contributo alla sicurezza ferroviaria. Non mi resta che attendere la sentenza sperando che sia positiva». —
D.F.
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