Italia
Strage, l’avvocato del Comune: «Colpa enorme: era prevedibile»
Al termine della replica al legale si è avvicinato l’ex ad di Ferrovie, Mauro Moretti Ultimi giorni di udienze per il processo d’appello che si svolge a Firenze
Ultime udienze per il processo d’appello al disastro ferroviario di Viareggio - 29 giugno 2009, 32 morti ed oltre 100 feriti - che si va a chiudere. Ieri hanno replicato le parti civili ed oggi iniziano i difensori degli imputati, tra i quali sono gli ex manager di Ferrovie e delle sue imprese all’epoca dei fatti. Anche ieri era in aula, seduto tra i legali, Mauro Moretti, nel 2009 amministratore delegato di Fs, condannato a 7 anni per l’analogo ruolo ricoperto in Rete ferroviaria italiana prima del 2009. Moretti, al termine della replica dell’avvocato del Comune di Viareggio, Graziano Maffei, ha fatto un gesto quasi non da lui, per come si sono dipanati in questi anni i suoi rapporti con la tragedia di Viareggio: ha voluto parlare con il legale che aveva appena terminato l’intervento in aula.
Intervento duro, quello di Maffei, che niente ha risparmiato allo stesso Moretti, con un vero e proprio atto d’accusa nei confronti di tutto il mondo ferroviario italiano: «Ti sei voltato da un'altra parte per non vedere le condizioni del materiale rotabile: ma, almeno, dai un'istruzione per cui si metta mano ad una puntuale riduzione della velocità. Avresti evitato quello che è accaduto? Non lo so. Ma di sicuro so che avresti potuto attenuare l'entità spaventosa degli eventi».
Sul tema della velocità non ridotta nel passaggio del treno carico di Gpl tra le case di via Ponchielli, Maffei si è molto concentrato, ancora una volta. Smontando l’appello dell’avvocato Ambra Giovene, una delle “punte” della squadra dei difensori di ambito ferroviario. «A livello internazionale è stato vietato prendere posizione rispetto alla riduzione della velocità del trasporto merci pericolose», erano state le parole di Giovene nell’udienza del 18 marzo scorso. Maffei non ha remore nello smontare la tesi della collega: «Questo rappresenta un attentato alla genuinità del senso della prova ed un tentativo non lodevole di trarre in errore il destinatario di queste osservazioni, ovvero la Corte d'Appello». Perché a livello europeo (siamo nel 2006) è avvenuto ben altro, sottolinea Maffei: «Fu respinta la proposta di revisione tout court della velocità in senso generale perché si convenne che gli Stati membri avessero già il potere di provvedere a riduzioni di velocità a casa loro». Quando? Sono gli studi delle stesse Ferrovie a definirlo, ricorda Maffei: «Quando ci siano ragioni tecniche che lo richiedano». Ed allora, sono le parole del legale «mi domando se oggi indicarne 32, di queste ragioni tecniche per ridurre la velocità, si collocherebbe in un'ottica accettabile» per un intervento.
Le conclusioni di Graziano Maffei rimarcano quanto sostenuto dall’avvocato lungo tutti questi anni: «Era assolutamente evidente l'estrema pericolosità della situazione, che non poteva sfuggire ad un corretto esame della valutazione dei rischi. Ed emergevano agli occhi di tutti i responsabili le norme cautelari che dovevano essere approntate». Per cui, «la colpa è enorme». —
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