Sicurezza
Viareggio, gli puntò addosso la pistola per rubargli il Rolex: condannato a 6 anni
Era accusato di aver minacciato l’uomo con una pistola per farsi consegnare un orologio da 25.000 euro in Passeggiata
VIAREGGIO. Sarebbe stato lui ad aver minacciato con una pistola l’imprenditore vittima di una rapina nell’estate del 2015 in Passeggiata. Un colpo che fruttò a tre banditi un Rolex da 25.000 euro. Per questo episodio Giuseppe Criscuolo, originario della Campania, è stato condannato a sei anni di carcere dal tribunale di Lucca.
I fatti risalgono all’estate di quattro anni fa. È un tardo pomeriggio: l’imprenditore, originario di Firenze ma con casa in zona Passeggiata, sta rientrando quando viene avvicinato da tre uomini a bordo di un’auto. I tre si dividono i compiti: mentre uno è alla guida del veicolo, un altro minaccia la vittima con una pistola e il terzo si fa consegnare il Rolex.
I banditi fuggono via, ma il caso vuole che in quel momento stia passando una volante della polizia. Gli agenti si danno all’inseguimento e alla fine riescono a fermare la vettura, arrestando due persone a bordo. Già, perché il terzo complice ha capito l’antifona e si è dato alla fuga a piedi.
I due arrestati vengono processati con rito abbreviato in un procedimento a parte. Polizia e Procura si mettono a caccia del terzo componente della banda: decisivi, in questo senso, si rivelano gli elementi riscontrati dagli investigatori. Il primo sono le impronte digitali trovate sull’auto dei banditi: secondo gli inquirenti una è di Giuseppe Criscuolo, le cui impronte sono nell’archivio delle forze dell’ordine. L’uomo viene denunciato.
Criscuolo si difende subito, sostenendo che in quei giorni si trovava a Cava de’Tirreni (provincia di Salerno) dalla fidanzata. Ad accompagnarlo là sarebbero stati i due uomini poi arrestati dalla polizia: per questo, sostiene l’imputato anche in tribunale, ci sono le sue impronte su quell’auto. Ma dai tabulati telefonici dei due uomini arrestati emerge un altro fatto: in quei giorni loro si trovavano in Versilia, non in Campania.
Anche la difesa dell’imputato, che si avvale delle testimonianze della fidanzata e della madre di lei, non sarebbe riuscita a dimostrare con certezza che Criscuolo si trovava davvero in quel fine settimana a casa della compagna. A ulteriore riscontro, una testimonianza delle forze dell’ordine sul fatto che, sempre nei giorni della rapina, l’uomo era stato fermato in Versilia. Sulla base di questi elementi i giudici Gerardo Boragine (presidente del collegio e della sezione penale del tribunale di Lucca) Michela Boi e Matteo Marini lo hanno condannato a 6 anni di carcere. —
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