Attenzione
Noi, figli di una Viareggio che ormai non c’è più
Così la signora Anna Maria racconta il quartiere
LA LETTERA
La signora Anna Maria Nocetti ha voluto omaggiare il debutto del “Caffè Tirreno” al Varignano scrivendo una lettera aperta in cui racconta i “ragazzi del Varignano”, quella generazione degli anni sessanta e settanta che ha vissuto come ragazzi di periferia e che malgrado le avversità sono riusciti a ritagliarsi un posto nella vita con grandi sacrifici.
Sono nati e cresciuti al Varignano, periferia di Viareggio, hanno giocato con un pallone in mezzo alla strada o nei campetti vicino a casa.
Erano un gruppo di amici, sempre i soliti, ogni tanto si azzuffavano e rincasavano un po’ ammaccati alla sera.
Ma l’indomani erano di nuovo insieme, tutti sudati e con i ginocchi sbucciati, ma stanchi e contenti di aver passato un’altra giornata insieme, in semplicità. In quella periferia che in molti hanno chiamato “il bronx”.
Quei bambini sono diventati ragazzotti: finita la scuola dell’obbligo, che al tempo terminava con le medie, chi non continuava gli studi andava subito a cercarsi un lavoro. Anche umile, poco importava. Quello che contava era rendersi indipendenti, riuscire a imparare un mestiere e uscire dall’idea di un destino che sembrava già segnato. Così avrebbero potuto crescere e dare un aiuto alla famiglia.
Invece chi voleva continuare a studiare, per non pesare alla famiglia, si cercava un lavoro, magari stagionale. Era l’ideale. Così si potevano mettere da parte i soldi per pagarsi gli studi, comprare i libri, insomma per andare all’università. Questi ragazzi, cresciuti in strada, con genitori operai, con famiglie modeste ma di grande onestà e volontà e senso d’iniziativa, hanno raggiunto le loro mate e sono amati e stimati da tutti. —
Anna Maria Nocetti
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