Sicurezza
Marrai sull’Operazione Maitò «A rischio l’identità del Forte»
Dopo la presentazione del mega progetto, l’ex dirigente dei balneari lancia l’allarme «Mi sembra che oggi la tendenza sia orientata a creare un’oasi elitaria»
FORTE dei marmi. Prima l’arrivo dei russi, poi la voglia di tanti nuovi concessionari dei bagni di riformare la balneazione cittadina, e ancora alcuni propensi a ridurre i posti ombra e a lasciare poche privilegiatissime tende, e da ultimo il grande progetto che coinvolgerà i Bagni Maitò e Orsa Maggiore appena annunciato: tutti ingredienti di una salsa che, a molti operatori che da anni lavorano sulla spiaggia di Forte dei Marmi, ha finora indotto solo preoccupazioni.
Uno di questi è Sergio Marrai, ex assessore e dirigente dei balneari cittadini oltre che titolare del Bagno La Pace in centro al Forte: «Solo pochi giorni fa – spiega Marrai – il caso Briatore sembrava un caso talmente eclatante, da interessare non solo i social, la carta stampata ma anche le cronache televisive di grandi ascolto e la categoria dei balneari, ma anche il territorio, non ne sono usciti bene da questa querelle che, secondo me, ha aumentato nella pubblica opinione la convinzione che la spiaggia gestita dai concessionari sia un privilegio in mano a sfruttatori di un bene collettivo che si arricchiscono a danno della comunità. Evidentemente questi giudizi – continua Marrai – sono strumentali e privi di cultura e di riconoscimento verso chi ha scoperto, investito, creduto e creato quello che oggi è divenuta una realtà ambita e ammirata da tutto il mondo. La nostra capacità riconosciuta, e parlo da imprenditore, è quella di aver saputo attrarre a questo paese gente di diversa estrazione sociale ed economica e di aver dato a tutti l’opportunità di vivere la vacanza con piena soddisfazione dell’accoglienza e del trattamento proposto da questa realtà territoriale, fiore all’occhiello di tante generazioni, e che in virtù di ciò ha attirato l’attenzione di investitori che intravedono la possibilità di mettere a frutto il loro legittimo investimento».
Tutto ciò non è uno scandalo, continua Sergio Marrai: «È il mercato che muove l’interesse di capitali, ma facciamo molta attenzione a non rompere il giocattolo perché è fragile e prezioso e va trattato con cura, ammirato con rispetto, senza consumare le risorse ai fini del profitto e cambiare il volto e un paesaggio che ha costruito la sua immagine sul rispetto delle sue tradizioni. Ho letto come tutti sulla stampa che abbiamo una “new entry” tra i nostri operatori turistici e devo ammettere che nella presentazione qualche perplessità mi è venuta, poiché il biglietto da visita non mi è parso proprio in chiave con le nostre tradizioni. Questo è un paese che da quando è nato il turismo ha sempre teso la mano a tutti gli ospiti che si potessero permettere una vacanza breve o lunga che sia al Forte, e tutti hanno avuto il solito riguardo e trattamento, è tutto ciò è da sempre il nostro patrimonio. Mi sembra che oggi, invece, la tendenza sia orientata a creare un’oasi elitaria che richiama e intercetta fasce di turisti facoltosi che delineano così una nuova immagine del paese, allontanando o allentando l’interesse di tutta una serie di ospiti che hanno costituito la linfa della nostra economia. I posti letto spariscono, le camere si trasformano in suite o peggio in residenze per privati, i bagni riducono drasticamente i posti ombra e i prezzi annunciati sono fuori dal mercato tradizionale, mentre si prospettano cene e feste con i piedi sulla sabbia. Se questi sono segnali dei tempi che cambiano, allora forse ho fatto il mio tempo ed è ora di passare la mano non prima di indurre tutti a una riflessione profonda su dove stiamo andando». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
