Il Tirreno

Versilia

la protesta ambientalista in alta versilia 

10mila firme per il Procinto «Così salveremo il monte»

Emilio Centioli *
10mila firme per il Procinto «Così salveremo il monte»

Emilio Centioli (L’Alternativa per Stazzema) e la battaglia contro nuove cave «Una economia ecologista per limitare il proliferare dell’attività estrattiva»

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Emilio Centioli *

La manifestazione “Salviamo il Procinto”, ha avuto uno strabiliante successo di presenze. Secondo quanto dichiarato dai mass media, nell’intero arco della giornata del 31 marzo, data che definirei il prologo di un processo partecipativo tra associazioni eco-ambientaliste, legate al mondo della montagna e da singoli cittadini il numero dei partecipanti ha sfiorato le 800 presenze.

La recente pronuncia (la numero 6 del 18 marzo 2019) da parte del Parco Regionale delle Alpi Apuane, ha ridimensionato in maniera sostanziale le previsioni del piano di Attuazione dei Bacini Estrattivi, stabilendo alcune condizioni e prescrizioni. Una grande vittoria è stata la totale esclusione dell’area prevista tra il Fosso della Grotta e il Fosso del Ceseto. E pensare che quest’area di escavazione sarebbe arrivata ad una quota di 650 metri sul livello del mare, a soltanto 200 metri sotto il rifugio Cai.

Un’ altra prescrizione rilevante riguarda l’area della Filucchia 2, dove la Valutazione di Incidenza stabilisce che la parte eccedente la quota di livello di 550 metri sul livello del amre, potrà essere utilizzata per scopi estrattivi, soltanto una volta terminata la coltivazione presente nella parte bassa e terminati i relativi interventi di recupero ambientale.

Il Parco, dopo il recente incontro con alcuni componenti del gruppo “L’Alternativa a Stazzema”, ha sottolineato l’importanza di un ridimensionamento del Piano di Bacino. Ci sarà quindi una cava in meno e la reale area estrattiva sarà ridimensionata per una superficie di 5,34 ettari. La cosa non vera è che gli 1,66 ettari, (cava eliminata), che erano destinati alla coltivazione della pietra del Cardoso non sono stati cancellati su richiesta del Comune di Stazzema, come dichiarato dal sindaco Verona.

Il diniego è stato sancito dall’ufficio Tecnico del Parco, dopo le Osservazioni presentate da Legambiente, dal Cai, e da altri comitati nel rispetto delle normative europee. Sarebbe proprio il caso di dire “grazie Europa”.

Infatti questa area estrattiva ricade in gran parte nella zona “Zsc”, zone speciali di conservazione, Monte Croce e Monte Matanna. Il sito di importanza comunitaria, è un concetto definito da una direttiva comunitaria (n. 43 del 21 maggio 1992), che definisce la la conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, nota anche come “Direttiva Habitat”.

La petizione “Salviamo il monte Procinto” ha sfiorato le 10.000 firme. Solo un inizio. Un ottimo inizio per far conoscere anche agli abitanti delle frazioni stazzemesi che esiste una consapevolezza. Una visione nuova un modo diverso di vedere le cose e di tutelare il paesaggio come un bene inalienabile, e non trasformabile, non solo nelle aree interne al Parco ma anche nelle zone contigue.

Come molti sanno il Parco è nato sulla base di un compromesso di convivenza tra una significativa economia del territorio e l'assoluta necessità di tutelare luoghi di particolare interesse naturalistico, paesaggistico e ambientale. Benché le attività estrattive investano in minima parte la superficie complessiva dell’area, esistono tuttavia delle realtà ad alto impatto ambientale.

La speranza è quella che il Parco con il nuovo strumento di pianificazione delle aree naturali restringa le zone da dedicare all’estrazione, fino a definirne in alcune parti la totale esclusione. La questione sollevata in questo ultimo periodo sul tema sta assumendo una forte rilevanza. Si può senza dubbio affermare che, dal punto di vista dell’alterazione paesistica, anche una cava di dimensioni ridotte, può avere un impatto assai pesante e distruttivo in un contesto.

Proprio per questo motivo è auspicabile una riduzione dell'attività estrattiva molto più spinta e se necessario, operare almeno in località le più lontane possibili dai borghi abitati. Nel caso di cave a cielo aperto, occorrerebbe prevedere, fin dalla fase programmatica, che siano versate adeguate cauzioni o fideiussioni, proporzionali al progetto di recupero che deve essere anch'esso preventivamente autorizzato. In ogni caso dovrebbe comunque essere previsto un monitoraggio della concessione e del suo andamento almeno tre volte l’anno, o anche su richiesta degli enti interessati e di un eventuale Comitato paesano. Questo controllo potrà essere effettuato anche nei confronti dell’inquinamento acustico, del rumore delle attrezzature per il taglio e lo spostamento del blocco e dell’uso dell’esplosivo. Ragionando in termini temporali, può essere prevista una programmazione, concedendo tempi definiti e certi alle cave autorizzate, nello specifico interesse della comunità.

Questo cambiamento potrà consentire agli operatori economici del territorio e delle vallate vicine la possibilità di avere tempi certi e programmabili per lo sviluppo delle attività connesse all'economia alternativa.

Questo rimane in ogni caso un obiettivo principale del futuro cambiamento. Cambiamento che potrà essere a favore soltanto di un economia ecologica turistico ricettiva e agro alimentare. Il programma che tutti noi, conservatori della montagna, ci auspichiamo è quello di una drastica riduzione delle nuove attività estrattive, mediante un controllo specifico e puntuale sulle cave in essere, soprattutto sullo scarico dei materiali di risulta della lavorazione.

Necessario infine porre l'accento sul ripristino ambientale. Tale recupero dell'area estrattiva in disuso deve partire all'apertura di un eventuale nuovo bacino estrattivo o in ampliamento dello stesso. Il desiderio è quello di poter creare un grande movimento dove poter far confluire tutte le realtà locali che operano sul territorio a livello ecologico-ambientale e turistico. L'esempio stazzemese costituisce un progetto pilota, da adottare per le altre realtà locali. Un progetto preliminare per il futuro.



(*associazione apartitica

L’alternativa a Stazzema)

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