Toscana
La bellezza del Molo sfigurata dai rifiuti gettati fra gli scogli
L’ultima pulizia radicale risale ad un mese e mezzo fa E nel frattempo tutto è tristemente tornato come prima
Un racchettone che galleggia a pelo d’acqua. Poco distante, tra gli scogli del molo, un gommone squarciato. Resti di spensierati momenti di vita. Goduti, consumati e poi abbandonati al loro destino, tanto – avrà magari supposto chi se ne è disfatto in quel modo – ci penserà qualcun altro a toglierli da lì.
Il sole che comincia la discesa verso il mare è uno spettacolo che toglie il fiato. Ad ammirare il tramonto di una sera di inizio aprile si possono trovare, in ordine sparso: la giovane coppia che scatta foto, il ragazzo che conduce la bicicletta a mano, la donna con il cane al guinzaglio, i pescatori, le signore che camminano a passo lento, quelli che fanno jogging. Non ci fanno caso alla distesa di rifiuti gettati in mezzo agli scogli da chi si è preso il bello lasciando in dote il brutto. Tocca nuovamente denunciare le condizioni inadeguate in cui versa uno degli angoli più iconici di Viareggio. Fotografia di un degrado del quale possono essersi resi compartecipi turisti irrispettosi o residenti che la loro città la amano, ma solo a parole. Perché l’inciviltà è un malcostume generalizzato, che ingloba tutti senza risparmiare nessuno. E non contano età, genere o provenienza.
C’è il cartone della pizza con le tracce di unto ancora ben visibili, ci sono le lattine di birra, le bottiglie di plastica e quelle di vetro. Rotte, coi frammenti sparsi qua e là. Ci sono i mozziconi di sigarette, la bustina di un farmaco utilizzato per alleviare chissà quale dolore, il sacchetto di un negozio di abbigliamento e pure un paio di occhiali da vista, da gettare sì, non prima però di un altro tramonto.
L’ultimo intervento degli operai di Sea risale a un mese e mezzo fa: in quell’occasione – era metà febbraio – provvedettero a recuperare e portar via materiale di ogni genere. Nel giro di poche settimane, è tutto da rifare. Perché – insegna il passato – il problema si ripropone ciclicamente. E la realtà è che, con alle porte il week-end di Pasqua seguito dalle festività del 25 aprile e del 1° maggio, il molo, per le condizioni in cui si trova, lascia senza parole. Come un tramonto di una sera di inizio aprile. La reazione è la stessa. La differenza sta solo in ciò che la genera. —
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