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Condannata per gli insulti su Fb: «Chiedo scusa a tutti i vigili»

Cesare Bonifazi
Condannata per gli insulti su Fb: «Chiedo scusa a tutti i vigili»

Margherita Tomei è una delle cittadine che ha ricevuto il decreto penale. «Attenzione a ciò che viene scritto su internet, non sappiamo chi può leggere»

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MASSAROSA. «Voglio scusarmi», dice per cominciare Margherita Tomei, una delle cittadine di Massarosa che ha ricevuto il decreto penale di condanna per aver insultato sui gruppi di Facebook il corpo della polizia municipale, comandato da Francesca Papasogli.

Margherita è una delle cinque ma tra i cittadini del paese si mormora che nelle prossime settimane anche altri riceveranno la stessa lettera. Quella lettera che ha aperto gli occhi di Margherita: «Ho capito che bisogna stare molto attenti a quello che scriviamo su Facebook - racconta al Tirreno - spesso siamo esasperati da situazioni che ci circondano oppure semplicemente non ci rendiamo conto di quanto le nostre parole possano impattare su chi legge. Soprattutto se quelle persone sono anche i soggetti di cui si parla».

Una lezione che ha dovuto pagare a caro prezzo: «Conosco il valore nell’operato professionale e privato dei vigili e delle vigilesse che conosco personalmente. Ma anche dell’intero corpo della Municipale che, anche se molte volte applicano il codice con il pugno di ferro senza margini di tolleranza, sono comunque per le strade a vigilare per la sicurezza di tutti e perfino la notte a fare ronde contro malviventi e ladri. Lo sfogo di un cittadino stressato dal quotidiano può esondare in una manifestazione di dissenso davanti alla freddezza professionale di un vigile ma in fondo non manca mai il rispetto verso di loro e le istituzioni».

Magari la signora Tomei non si aspettava che ci sarebbe stato tutto questo clamore per alcune frase buttate lì su una bacheca, magari scritte in un modo per cui non si poteva comprendere se concepita con ironia oppure sentita.

E spiega lo sfogo: «Chiedo perdono per l’eccessiva ironia della mia frase che estrapolata da non so quale contesto e su un post che al momento non è neanche più visbile e di cui non ricordavo neanche l’esistenza. Si sta parlando del 2017, probabilmente ero delusa e offesa da una qualche multa che avevo percepito come un’ingiustizia».

«Una condanna penale per una battuta ironica, mi pare francamente eccessiva - ammette però la cittadina - credo che sarebbe stato meglio essere richiamati dal primo cittadino, oppure da qualche altro rappresentante dell’amministrazione, a quietare gli animi; magari anche consigliati a offrire le proprie scuse sugli stessi canali social da dove è partita la denuncia. Chi non l’avrebbe fatto? Bisognerebbe lavorare di più sul dialogo e la capacità di mediare tra istituzione e cittadini - continua - Io non faccio parte di alcun schieramento politico, sono cresciuta con i film di “Don Camillo e Peppone”, dove in un paese di provincia le figure più importanti del paese si bilanciano e mediano ogni controversia affinché nessuno si faccia male ma capisco che i tempi sono cambiati e infondo quello è soltanto cinema ».

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