Addio al pediatra pittore che dipingeva la Versilia
Marcello Polacci fu il medico di tante generazioni di bimbi a Roma Imperiale ma anche uomo di cultura: guidò la Galleria comunale d’arte moderna
forte dei marmi. La sua Versilia “sognata” era una terra di grandi contrapposizioni cromatiche, che spaziava dalle vele sul mare fino ai blocchi delle Apuane, con un asciugare linee ed emozioni che tanti grandi maestri della pittura del Novecento, che gli erano stati amici, avevano messo un tempo sulle loro tele. Se n’è andato alla soglia dei suoi 96 anni Marcello Polacci, una vita spesa tra la sua professione di pediatra e la passione profonda per l’arte e la cultura.
Praticamente non c’è fortemarmino sugli “anta” che lui non abbia visitato da bambino nel suo ambulatorio alle soglie di Roma Imperiale. «Era un pediatra illuminato e moderno – racconta Vasco Franceschi che gli era amico – e che al Forte ha curato e fatto crescere tanti bimbi. E nel segno di una tradizione dei grandi medici del Forte del passato, anche Marcello, a qualunque ora ce ne fosse bisogno, arrivava puntualmente a prendersi cura dei suoi piccoli pazienti».
Un’attenzione e un affetto per i bambini che l’aveva portato a prendere in mano, dalla metà degli anni Sessanta e fino agli anni Ottanta, l’indimenticabile “Mostra di disegno e pittura del fanciullo”, che ogni estate convogliava al Forte migliaia di disegni dei bambini di tutto il mondo e alla presidenza onoraria della quale aveva chiamato il grande Henry Moore. E già nel 1967, come medico scolastico e presidente della “Mostra del fanciullo”, organizzò un memorabile convegno pedagogico sullo studio della grafica infantile.
Il dottor Polacci era nato a Pietrasanta, ma era fortemarmino in tutto il suo Dna e, a questo paese, aveva dedicato la sua grande passione per la cultura, sia frequentando artisti e letterati che qui erano ospiti, instaurando con loro rapporti di amicizia e reciproca stima: accadde con Arturo Dazzi, Marino Marini, Felice Carena, Mino Maccari, Mauro Reggiani, Achille Funi, Ernesto Treccani, Gianni Dova, Pietro Cascella, Curzio Malaparte, Piero Bigongiari e Massimo Carrà, solo per citarne alcuni. Tra il 1973 e i primi anni Novanta, poi, guidò la Galleria comunale d’arte moderna di Forte dei Marmi tramite cui riuscì a organizzare, assieme ad artisti come Mario Bibolotti e Arturo Puliti, tante mostre prestigiose, tra cui la prima retrospettiva dedicata allo stesso Arturo Dazzi. E sempre lui fu l’artefice della donazione al Comune che la moglie di Dazzi, Andreina, fece di tutte le sculture, dipinti e memorabilia del celebre scultore nato a Carrara ma che viveva a Vittoria Apuana. Un’attività propositiva che non era mai cessata, tant’è che in anni più recenti aveva organizzato incontri e mostre, tra cui quelle a Lugano nel 2000 – “Pittori italiani in Versilia e Lucchesia” – portando cinquanta artisti, dai Maestri del Novecento ai giovani versiliesi in terra elvetica.
La sua attività diretta come pittore era invece iniziata alla fine degli anni Cinquanta e già nel 1958 espose con Guido Gabrielli e Arturo Puliti alla Galleria “Il Chiostro” di Siena. Attività pittorica che aveva poi ripreso con il pensionamento e con successo, inanellando mostre in tutta Italia. Polacci aveva anche trascorso un periodo in politica: era stato infatti consigliere comunale con una lista civica dal 1993 al 1997, durante l’amministrazione Cardini, seguendo con particolare attenzione sia il settore del sociale che quello della cultura. —
Franco Angelo Calotti
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