Il Tirreno

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l'anniversario 

Vecoli, un angolo fiorito nel cuore di Viareggio

Adolfo Lippi
Il fondatore del negozio Giovanni Vecoli in una preziosa foto d'epoca
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Il fondatore del negozio Giovanni Vecoli in una preziosa foto d'epoca

Il 4 aprile di 95 anni fa il capostipite Giovanni aprì il negozio in via Garibaldi. A distanza di quasi un secolo lo gestisce il nipote che porta il suo stesso nome

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Adolfo Lippi



Il 4 aprile, festeggia 95 anni di vita, al numero 33 di via Garibaldi, il negozio di fiori della famiglia Vecoli. È uno dei negozi più antichi e tradizionali di Viareggio. E nonostante l’età - davvero antica per una bottega viareggina - è proiettato al futuro come ben vuole l’attuale proprietario, Giovanni Vecoli, figlio di Roberto, nipote e omonimo di Giovanni il fondatore.

luogo magico

Due pregi contraddistinguono il negozio: opera felicemente in una via, corso Garibaldi, che è uno dei luoghi magici, dove sfilarono gloriosi carri del carnevale e dove si ebbero anni di evidente crisi, con chiusura di parecchi esercizi. Eppoi si vendono fiori come cent’anni fa sebbene il tempo nostro, abbastanza prosaico, vede ricchissimo lo scambio di auguri e piaceri attraverso i social media e pare abbandonata la bella usanza di donar petali alle persone care, a quelle che si vogliono onorare a quelle che si vogliono conquistare; come se la voglia di seduzione, sempre attualissima, si possa spendere soltanto in effusioni sul web. Invece no, ancora i ragazzi, offrono rose, ci informa Giovanni Vecoli, solare e compiaciuto venditore in mezzo a profumi che stendono, a corolle che ammaliano ancora, poiché come ben ebbe a scrivere la scrittrice Gertrude Stein “una rosa è una rosa”.

Via Garibaldi

Dunque corso Garibaldi, dove il negozio Vecoli, collocato a metà strada, merita attenzione. Nelle vecchie memorie era una delle passeggiate per carrozze e cicli. Lo frequentava tantissimo Giacomo Puccini per compere e per far crema, pavoneggiarsi alla guida delle sue rombanti motociclette ed automobili allora rarissime e ammiratissime. Puccini era un frequentatore di Vecoli che già nel 1924 aveva aperto bottega dopo esser stato, Giovanni, il fondatore, garzone in una ditta di fiori dei viali a mare.

Puccini adorava i fiori perché adorava il silenzio, adorava che le belle dame, in primis la moglie Elvira, sempre tradita e sempre amatissima, rispondessero ai suoi omaggi con ammicchi e sorrisi. Puccini sapeva che nel silenzio, come ben dice il filosofo Ernst Junger, le cose, animali e piante, comincino a parlare e lui comprava fasci di rose. Chiedendo di pagarle a basso costo poiché - nonostante le frequentazioni viareggine - era e restava un po’ lucchese.

Corso Garibaldi, negli ultimi vent’anni, è un po’ caduto in disuso, molti esercizi a cominciare dal mitico bar “Vinicio” hanno chiuso i battenti. Resistettero Vecoli e la farmacia inglese che fu di Martinotti. Poi però restò attivissima la libreria “La Vela” e adesso in poco tempo, dopo tante chiusure, spalancano le vetrine nuove pizzerie, case del tramezzino, venditori di prodotti americani e di cialde per caffè. Pare (finalmente) invertita la tendenza. E Vecoli è frequentatissimo e fa, del marciapiede di fronte una serra dove trionfano i fiori del tempo che sono, soprattutto, i fiori di campo.

Le rose di Mina...

Si perché anche i fiori conoscono le mode. Vi fu il tempo dei garofani e quello dei gladioli. Il tempo dei garofani fu l’anteguerra. E Vecoli, il vecchio Giovanni, ebbe più di una noia per questo con i fascisti che gli proibirono, per un funerale anarchico, di comporre corone di garofani rossi. Allora il garofano distingueva l’ideologia. Il garofano rosso, poi tornato di moda in tempi craxiani (però Paolo Barsacchi, leggendario senatore socialista, non lo esibì mai).

Chi apprezzava invece le rose fu Mina e Sergio Bernardini gliene offriva a mazzi interi e una notte perfino il poeta Giuseppe Ungaretti ne prese una, rossissima, alla splendida ed ammirata cantante che riempiva di rose il suo camerino a “La Bussola” di Focette.

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...e le viole di Stefania

Un’altra che è cliente frequente di Vecoli è la viaregginissima Stefania Sandrelli. Per lei si scelgono giacinti e viole mentre il narciso che si adattava benissimo a Mario Tobino, snob di adeguata e prestigiosa eleganza, è il fiore della felicità e della prosperità. Ultimamente si è diffusa la consuetudine di regalare per Natale la famosissima e fiammante stella. Durante le festività il negozio Vecoli ne esibisce in quantità industriale. La stella fu scoperta nel 1525 dagli spagnoli di Cortes che le strapparono ai giardini di Montezuma. Ma soltanto del 1825 la stella venne portata in Europa e in America del Nord e qui, dal Novecento, fu trionfalmente collegata al Natale assieme a vischio dell’agrifoglio che, per diffusione, la stella rossissima ha poi soppiantato.

Quasi un secolo

Novantacinque anni di Vecoli sono quasi un secolo di successi evidenti. Tanto che di recente ha aperto anche una seconda sede in via Marco Polo, gestita da Michela, sorella di Giovanni. In entrambi i negozi vi si possono comprare, a seconda delle tasche, splendide orchidee o semplici “non ti scordar di me” senza mai dimenticare i tulipani che ad inizio del Seicento in Olanda divennero perfino una moneta da barattare. Ogni sensibilità ha così un proprio fiore e il corso Garibaldi è arricchito da quest’arcobaleno di colori che per volontà del giovane Giovanni, oggi titolare, proseguirà ancora nel tempo poiché Viareggio, nonostante tutto, è città fiorita. Basti vedere le vie ricche di oleandri e piante di aranci selvatici bellissime in via Leonardo. —

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di Redazione web