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Giannecchini (Cna): i privati sono pronti a gestire la Viareggio Porto

Donatella Francesconi
Giannecchini (Cna): i privati sono pronti a gestire la Viareggio Porto

Il messaggio alla Regione: tempi brevi per l’acquisto, poi l’evidenza pubblica con priorità alle imprese di Viareggio

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«Una volta perfezionato l’acquisto da parte della Regione, che ci auguriamo abbia tempi brevissimi, per la Viareggio Porto la cosa migliore sarà una gestione di tipo privatistico», è il messaggio che arriva da Andrea Giannecchini, presidente di Cna provinciale dopo l’annuncio dello stanziamento della Giunta regionale per portare a termine l’operazione che dovrà far restare la società in mano pubblica. Solo con la formula di una gestione privata, così argomenta Giannecchini, «si potranno soddisfare le esigenze del target di clientela. Ed auspichiamo che la gestione vada ad aziende direttamente legate al settore e a Viareggio». Ci sarà sicuramente «una evidenza pubblica per l’affidamento», prosegue il presidente di Cna, «ma c’è da sperare il fatto di essere imprese di Viareggio sia considerato prevalente». In questo scenario «Navigo può giocare un ruolo importante, o direttamente o come promotore di un soggetto che diventi candidabile».

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Impossibile non ricordare che una cordata finalizzata all’epoca all’acquisto della Viareggio Porto nacque nel 2015 tenendo insieme una serie di piccole/medie imprese non solo locali: è la “Porto Viareggio Partecipazioni”, presidente Pasquale Sgrò e vice Mario Del Pistoia dell’omonimo gruppo che vede aziende socie del Comune nei rifiuti e nella sosta. Alle aste fin qui bandite ed andate tutte deserte per la società in concordato la “Porto Viareggio Partecipazioni”, però, non si è mai presentata. Ed oggi, sul palcoscenico di un concordato che ha ormai 5 anni di vita, si affaccia l’operazione che la Cooperativa dei diportisti della Madonnina sta mettendo in piedi per la partecipazione all’asta che verrà, anche perché non si capisce cosa abbia determinato uno stop così lungo alla messa in vendita.

Versilia yachting
Manca poco più di un mese all’importante appuntamento con il Salone della nautica made in Toscana e si ricorrono voci secondo le quali la terza edizione potrebbe essere anche l’ultima. «Le ho sentite anch’io», risponde Giannecchini al Tirreno, «ma non mi risulta proprio che ci sia intenzione di chiudere questa esperienza. Che, anzi, auspichiamo possa diventare la fiera di convergenza delle politiche industriali nautiche complessive». L’edizione 2019 (dal 9 al 12 maggio) - così l’opinione del presidente di Cna - «sarà molto importante. Perché questo tipo di manifestazioni maturano dopo la terza edizione. Quando si fa un’analisi di costi/opportunità, strategie, effetti reali dei benefici sulle imprese che vi partecipano. Io credo che convenga insistere su questa strada e dare ulteriore visibilità alla manifestazione».

I dati della nautica
Andrea Giannecchini è ottimista: «Credo che il 2019 possa essere l’anno della svolta anche sul fronte dei dati relativi all’occupazione nel settore della nautica in Toscana». Settore che «continua a tenere, con un dato nazionale che indica un più 18-20% rispetto al 2018. Certo, siamo ancora lontani dai numeri del 2008. Ma credo che sia un trend più o meno normalizzato, dentro il quale la Toscana continua a posizionarsi come leader nelle costruzioni dai 30 ai 60 metri. E dobbiamo essere orgogliosi dei tre vari sopra i 100 metri di casa Azimut Benetti: in Europa solo Germania ed Olanda possono pensare di avere un dato simile».

I nuovi mercati
Stati Uniti «in ripresa economica», Sudamerica, India, Emirati Arabi sono i mercati ai quali punta l’industria nautica. Mentre la Cina non ha dato i risultati immaginati. Tanto che - racconta Giannecchini - il Centro servizi di Hainan «è stato venduto ai partner cinesi: «È stata una esperienza molto positiva, che ci ha fatto capire come la Cina abbia delle opportunità, ma il mercato non sia maturo come si pensava fosse. Nella scala degli status symbol in Cina, infatti, lo yacht è nelle ultime posizioni. E le infrastrutture portuali e turistiche che il Governo cinese ha creato faticano a decollare».


 

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