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Bullismo, l’altolà dello psicologo: «Si batte coinvolgendo il gruppo»

Donatella Francesconi
Bullismo, l’altolà dello psicologo: «Si batte coinvolgendo il gruppo»

Emanuele Palagi al convegno affollato di genitori ed insegnanti Segnali precisi dai ragazzi vittime: «Attenzione ai ritardi ripetuti a scuola»

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Un pubblico attento, formato da insegnati e genitori, ha partecipato al convegno sul bullismo organizzato dal Comune di Viareggio con il supporto del Lions di Viareggio. C’è voglia di capire il fenomeno e di avere gli strumenti per affrontarlo, a casa come a scuola e nei luoghi che i nostri figli frequentano nel tempo libero. Importante la lettura proposta dallo psicologo Emanuele Palagi, che molto lavora con adolescenti e pre-adolescenti, anche nelle scuole della Versilia. E che gli Istituti scolastici hanno coinvolto anche nei casi più recenti di comportamenti che hanno sfiorato il bullismo, sia pure telematico. «Una scuola “illuminata”», sono le parole sulle quali vale la pena di ben riflettere, «interviene sul gruppo». Perché «bullo e vittima sono entrambi vittime» e guai a compiere l’errore di «essere severi solo con il bullo/a, rafforzandone così il ruolo del deviante. Perché il bullo è un leader, non dimentichiamolo: negativo ma leader».

Il lavoro da fare - a detta di Palagi - è, dunque, quello di «responsabilizzare il gruppo-classe», anche nel provvedimento che viene preso dagli adulti nei confronti di fatti ed episodi che richiedano il provvedimento. Non facile, ha sottolineato Palagi: «Perché se la scuola decide che a non andare in gita sarà tutta la classe dove l’episodio di bullismo si è verificato, è sicuro che i genitori si presenteranno per sostenere “mio figlio/a non c’entra niente”».

Ciò detto il fenomeno esiste, ha caratteristiche precise, in Italia è denunciato solo nel 25% dei casi e per il resto rimane nascosto con le conseguenze gravi che le cronache riportano quotidianamente. Ma i genitori - ha spiegato lo psicologo - hanno strumenti per accorgersi di cosa sta accadendo ai propri figli. Per esempio, sono state le parole di Palagi, «sappiamo i luoghi dove gli episodi di bullismo accadono. Quindi chiedete ai ragazzi : “Succede qualcosa a ricreazione, nei bagni, a mensa, in palestra?». E conosciamo anche alcuni segnali che le vittime di bullismo mandano: «Per esempio arrivare in ritardo in classe, ripetutamente. Meglio prendere una partaccia dagli insegnati che entrare a scuola insieme a chi “bullizza”».

C’è la prepotenza diretta, fisica, a parole o con l’impiego della forza, e ci sono gli stessi fenomeni che attraversano la Rete e tutti gli strumenti che giovanissimi e giovani utilizzano, a partire dal telefono cellulare: «È fondamentale trasmettere l’idea che quando si è al cellulare non si è soli e che l’on line è per sempre», sono le parole di Palagi ad una sala attentissima. Non rinunciando a definire regole certe per l’utilizzo di telefonini e Rete in generale. —



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