Gioco
Allegrucci e i segreti della Strega raccontati ai lettori del Tirreno
Per venti iscritti alla nostra community una mattinata speciale con il vincitore del Carnevale «Biancaneve? Invece di dipingerla l’ho tappezzata con delle... tovaglie da compleanno»
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«Pigia fino in fondo!». Tre bambini e altrettante bimbe premono alcuni bottoni che come per magia spalancano i portoni di un capannone della Cittadella. Inizia così il viaggio all'interno de L'ultima Biancaneve, il carro di prima categoria con cui Jacopo Allegrucci ha trionfato al Carnevale finito meno di un mese fa. Una curiosa - e, lasciatecelo dire, riuscita - iniziativa lanciata dal nostro giornale per la community di lettori di Noi Tirreno. Un esperimento senza precedenti perché, come ha ricordato il vicedirettore Fabrizio Brancoli, quelli che hanno partecipato alla "visita guidata" di ieri mattina sono stati "i primi di una storia", nata per regalare emozioni diverse dal solito. Un po' come il turismo esperienziale, a ben pensarci. Un'ora e mezzo di scoperte, di curiosità, di divertenti aneddoti.
Allegrucci si è rivelato essere non solo un bravo carrista - per quello c'è il verdetto a certificarlo - ma anche un abile cicerone dentro il suo hangar: ha fatto salire i visitatori sul pianale sulla parte anteriore del carro, ha fatto provare a grandi e piccini l'ebbrezza di tirare le funi che muovono gli occhi e la testa di Madre Natura o la grande Strega. E proprio quel mascherone è stato l'incipit di una lunga chiacchierata: «Sono partito dalla strega - racconta Allegrucci - il punto di partenza ovviamente è stato il tema dei rifiuti e mi piaceva l'idea di un personaggio con il vestito fatto di sacchi neri dell'immondizia: li ho trovati a bobina, come quelli che si usano nelle serre. Andando avanti e ragionandoci su poi è venuta fuori la mela avvelenata e di conseguenza ho pensato a Biancaneve e Madre Natura».
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Un percorso a tappe che ha visto coinvolti anche Francesco e Bianca, i due figli del costruttore: «Lui non ama il Carnevale, lei sì - rivela lui - però Francesco è il primo a cui mostro ogni anno il bozzetto, a cui mi dedico la sera dopo che sono andati a dormire. Poi, naturalmente, ne parlo con i miei collaboratori: fra maestranze, sarte e coreografe siamo in 10-15 a lavorare dietro al progetto di un carro, un gruppo nutrito e affiatato. Rispetto al modellino originario ho invertito la disposizione della mela e del bastone: scenograficamente mi sarebbe piaciuta di più come soluzione, però per la movimentistica Gabriele Galli, il mio carpentiere, mi ha detto che era meglio nell'altro modo».
Inevitabile un confronto con il Pifferaio dell'anno passato che arrivò ai piedi del podio: «A me piaceva, forse avevamo fatto anche troppo - commenta Allegrucci - stavolta fin dal bozzetto ero convinto di avere una marcia in più. Secondo me un carro è un colpo d'occhio: o piace o non piace».
Non sono mancati retroscena e aneddoti. Come quello sulla Strega: «Era il terzo o quarto corso, non mi ricordo, e la mattina c'era stato un vento forte che aveva strappato parti del vestito. Per fortuna l'abbiamo ricucito subito». O come quello, stimolato dalla domanda di un bimbo, sulle sfumature del corpo di Madre Natura: «A me piacciono figure più 'sporche' come la strega, l'altra era più liscia e precisa. Ma volevo qualcosa di diverso rispetto alla pittura a pistola e così ho avuto un'intuizione: sono andato in un negozio e ho comprato tutte le tovaglie e i tovaglioli verdi che avevano. Quando sono andato a pagare alla cassa mi hanno chiesto: 'Ma che compleanno devi fare?'. 'Poi lo vedrai' gli ho risposto... Madre Natura è stata 'colorata' così, tant'è che qui al baraccone sentivo il chiacchiericcio di mio padre Vittoriano o di altri collaboratori: 'Ma che fa, ma davvero non la pittura?'...».
E poi bambini e adulti si sono divertiti, quest'ultimi forse ancor più dei primi, a muovere i mascheroni del carro con Allegrucci ancora in veste di accogliente padrone di casa. Alla fine, un premio per tutti: al costruttore un targa con la prima pagina de Il Tirreno dedicata alla sua vittoria, ai visitatori il poster del carro da farsi autografare. Un'esperienza diversa dal solito che ha meravigliato perfino chi il mondo di Burlamacco lo conosce come le proprie tasche. —
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