Il Tirreno

Versilia

Sos della ditta Da.Vi srl 

Viviani: rischiamo di dover chiudere la nostra azienda

Tiziano Baldi Galleni
Viviani: rischiamo di dover chiudere la nostra azienda

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STAZZEMA. Entro un anno, massimo due, sono otto gli operai che rischiano di rimanere senza lavoro. Scomparirà anche l’indotto da 1,5 milioni che la Da.Vi Srl crea fra meccanici, elettricisti, consulenze, e camionisti, oltre ai circa 70mila euro l’anno di tassa marmo che la società versa al comune di Stazzema per la Pietra del Cardoso che estrae e vende da 30 anni. «Ho letto il documento della petizione che gira sui social: gli ambientalisti continuano a parlare di un ampliamento delle zone estrattive. È una falsità» afferma Marco Viviani della Da.Vi Srl. Dopo la Conferenza dei servizi del 19 marzo, l’area in cui si sarebbe dovuta spostare l’estrazione di questa società stazzemese - una volta terminate le cave nel bacino Ficaio (nella vallata sottostante il Procinto) - è stata cancellata. Una zona di 1,66 ettari che non si potrà toccare da qui ai prossimi 10 anni.

«La Pietra del Cardoso è una peculiarità molto apprezzata: con queste azioni si sta strozzando il mercato di un materiale di pregio che altrove sarebbe valorizzato – prosegue Viviani - sulla base di una falsità: si dice che si deturperà il monte Procinto, invece siamo a 600 metri di distanza in fondo a una vallata. Prima del nuovo piano di bacino Ficaio c’erano a disposizione 28 ettari di terreni estrattivi, dai prossimi mesi ce ne saranno solo 5,43. Undici torneranno ad area Parco, per sempre, e altri 11 non si toccheranno per 10 anni. Come si fa a parlare di espansione? Per colpire le cave si diffondono notizie false».

Ora i cavatori della Pietra del Cardoso hanno paura di ripercussioni anche sul bacino di Cardoso, dove ci sono altre due imprese. «Tutto ciò avrà pesanti conseguenze: le cave in cui coltiviamo adesso – spiega Viviani - sono prossime all’esaurimento. Si doveva compensare con nuove aree e ripristinare i siti vecchi. Ma nessuno si è interessato e si sono partorite idee sbagliate. In un anno rischiamo di chiudere».

Viviani è anche proprietario di un terreno davanti al rifugio Forte dei Marmi. Aveva rilasciato l’autorizzazione ai gestori della struttura di effettuare un taglio, che al momento Viviani ha però stoppato. Fra i gestori del rifugio e l’imprenditore è guerra, dato che dal rifugio si erano espressi contro le nuove attività di cava. «Avremmo lavorato – conclude Rinaldo Musetti, geologo della Da.Vi - in un ambiente abbandonato a se stesso, e quindi anche pericoloso e fuori da qualsiasi itinerario turistico». —

Tiziano Baldi Galleni

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