Sicurezza
Del Dotto: Gaia così non va ecco come va trasformata
La proposta del sindaco di Camaiore per modificare il profilo giuridico dell’azienda «Va trovato un assetto che consenta cantieri più veloci e bollette meno care»
Gaia, così com’è adesso, non funziona come dovrebbe. La vedono così i comitati dei cittadini, che da anni chiedono alle singole amministrazioni di uscire dalla società che gestisce il servizio idrico in 46 Comuni toscani. Esistono due punti su cui i cittadini pongono spesso il dito: quello dei costi della bolletta, decisamente alti, e dei cantieri, che procedono a rilento. Per questo il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto, dopo alcuni incontri con i comitati ha deciso di prendere in mano la situazione cercando di sviscerare la questione: proporrà agli altri soci di valutare l’opzione di cambiare l’assetto di Gaia che in questo momento è una società per azioni a partecipazione totalmente pubblica. Questo significa che le quote appartengono solamente alle amministrazioni sui quali insiste il servizio.
Verrà infatti votato al prossimo consiglio comunale di Camaiore l’impegno nei confronti del primo cittadino.
«Negli anni - spiega il sindaco nell’atto - sono state riscontrate non poche criticità che hanno segnalato l’esistenza di meccanismi di governance, determinati dalle leggi nazioni, che si concretizzano nel meccanismo che lega la copertura degli investimenti alla sola copertura tariffaria». Ovvero che i cantieri si possono fare solo se sostenuti economicamente dalla tariffa, come da legge nazionale.
C’è dunque la questione legata a doppio filo dei soldi che dobbiamo pagare in bolletta e quella dei lavori. Non è inoltre un mistero come arrivare a cantiere, nel settore pubblico, sia una questione di mesi e Gaia, nella lunga lista di cose da fare, deve ovviamente priorizzare alcuni interventi a discapito di altri.
«Esiste inoltre - continua il documento - una mobilitazione referendaria sul tema che appare evitabile: attraverso una riflessione istituzionale è possibile arrivare a un risparmio dei costi organizzativi per le istituzioni».
Come si concretizza questa proposta? Lo spiega proprio il sindaco al Tirreno: «È evidente che arrivare a un referendum non porta a una vera soluzione - spiega - perché è una scelta estremamente tecnica. Ma questo non significa che le motivazioni profonde che stanno alla base di tutto il ragionamento siano sbagliate: la normativa nazionale, che nessuno finora si è preso la briga di cambiare (neanche il nuovo Governo), fa da freno a diverse situazioni che invece sono sentite dalla popolazione e, non per ultimo, dalle amministrazioni. Con questo atto mi impegno a proporre ai soci e a Gaia di compiere uno studio sulle possibili forme giuridiche per organizzare la società: può essere una società consortile, per esempio. La soluzione va trovata. Se la società venisse trasformato in un altro ente che può portare vantaggi su questi piani, non vedo perché non farlo. Ma prima va fatto uno studio tecnico». —
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