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L’ex tecnico del Comune «Il tubino non risolve i problemi del lago»

C.B.M.

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Massarosa. «Va bene il tubino, ma non ci chiediamo che acque ci sono dentro al Serchio da cui faremo la derivazione. Siamo sicuri che sia l’unica soluzione?». Esordisce così l’architetto Pier Luigi Bianchi, ex tecnico del Comune di Massarosa, che vede alcune criticità sulle proposte per salvare il lago di Massaciuccoli.

«Piuttosto dovremmo pensare a utilizzare l’acqua di derivazione che creammo tempo fa - spiega - acqua che è anche potabile e che al momento è totalmente inutilizzata. Ho progettato e diretto assieme al geologo Renzo Zia la realizzazione dei due pozzi della grande derivazione di acqua potabile a Case Rosse. Quell’acqua potrebbe, se non sostituire, per lo meno affiancare quella che deriverà dal Serchio sulla quale non è stata fatta alcun tipo di analisi. Non possiamo quindi essere certi che quell’acqua salverà il lago».

Il 22 marzo scorso alla Brilla di Quiesa è stato infatti sottoscritto il “Contratto di Lago di Massaciuccoli” nel quale è previsto il famoso “tubino” che in pratica servirà a integrare il bilancio idrico del lago con una immissione artificiale dal fiume. Il progetto esecutivo fu redatto dalla provincia di Pisa nel 2013, già validato e finanziato dal 2006 dal Ministero dell’Ambiente con 18 milioni di euro.

«La progettazione della variante al cosiddetto “tubino” spetta all’Autorità di Bacino - spiega Bianchi - secondo le stime arriverà un volume fino a 500 litri al secondo. Pur avendo dubbi sull’idoneità e qualità delle acque del Serchio, vogliamo sperare che sia la volta buona per portare finalmente dei benefici all’ecosistema palustre. Se facciamo due conti sono 10.368.000 metri cubi totali in un anno. Quantitativo utile al ricambio totale della massa d’acqua del lago (attualmente lo specchio contiene fra i 9 e i 10 milioni di mc di acqua). E questo è certamente un aspetto da tempo atteso e importante, aldilà dell’incognita dei lavori quando potranno partire. Poi c’è da sperare che non rimangano in essere le vere cause dell’inquinamento del bacino idrografico, ovvero le sostanze che lo hanno degradato a tal punto da renderne le potenzialità d’uso del lago uguali a zero. Ma invertire i processi per tornare a tempi migliori, praticamente di pre-sviluppo, sarà una questione complessa, onerosa e non da tutti condivisa». —

C.B.M.



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