Sicurezza
Per Rfi la strage non era evitabile Montemagni e Baccelli: vergogna
I consiglieri di Lega e Pd intervengono dopo le parole pronunciate nel processo d’appello dai difensori degli ex manager di Ferrovie Elia e Moretti
Il disastro ferroviario di Viareggio - 29 giugno 2009, 32 morti - non poteva essere evitato. Parola di Alfonso Maria Stile, difensore di Michele Mario Elia, amministratore delegato di Rfi all’epoca della strage di Viareggio. L’affermazione, risuonata nell’aula 32 del Palazzo di giustizia di Firenze, davanti ai giudici della terza sezione della Corte d’Appello, ha suscitato la reazione di Elisa Montemagni, capogruppo della Lega in consiglio regionale: «Ritengo davvero fuori luogo l’affermare che il disastro ferroviario di Viareggio “non potesse essere evitato”. È come negare l’evidenza di una tragedia che si è concretizzata nella notte di quel tristissimo 29 giugno 2009, quando la vita di tante persone venne interrotta e tante famiglie subirono pesanti ed insanabili conseguenze».
Non è quella di Stile la sola affermazione dei difensori Fs che ha suscitato dure reazioni. «I vari D’Apote (difensore di Mauro Moretti, ndr), Stile, Manduchi (difensori di Rfi, ndr), non sanno far di meglio se non tacciare di populismo la sentenza di primo grado che ha condannato i loro assistiti a pene pesanti, e con la sentenza tutti i magistrati del collegio giudicante più i pubblici ministeri?», interviene Stefano Baccelli, presidente della Provincia di Lucca al momento del disastro ferroviario ed oggi consigliere regionale Pd. Il quale bolla con una sola parola - «indecente» - la difesa che punta il dito sulla Procura di Lucca descrivendo la pubblica accusa come “ottusa” e “supponente”. Per non parlare, continua Baccelli, della descrizione della figura di Moretti: «Lui davvero, come noto, per niente supponente. Un servitore dello Stato - a questo proposito mi permetto di precisare servitore lautamente retribuito - che si permise di obiettare pubblicamente quando si ipotizzò di ridurre il suo milionario stipendio». Insomma, conclude il consigliere regionale, «secondo questi raffinati giuristi è stato ordito un vero e proprio “complotto populista” ai danni di Moretti. Complotto che ha visto coinvolti nella congiura magistrati inquirenti, giudicanti, consulenti tecnici, polizia giudiziaria, stampa, televisione, amministratori locali e regionali, avvocati delle parti civili, l’intera Viareggio e persino l’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria ed il ministero dei trasporti. Bella difesa. Molto tecnica, di gran cultura giuridica, con solide argomentazioni. Tanti auguri. Di perdere, sonoramente».
Anche Montemagni sottolinea il passaggio relativo al “populismo giudiziario”: «Ci lascia alquanto perplessi, perché è chiaro che i giudici ricerchino la verità e non un colpevole a prescindere, da dare in pasto ai mass-media». Oggi si torna in aula, con la difesa di Armando D’Apote, legale di Moretti nelle vesti di ad di Fs all’epoca dei fatti. —
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