Il Tirreno

Versilia

in tribunale 

Strage, Trenitalia: sicurezza a carico della dirigente di Genova

Donatella Francesconi
Strage, Trenitalia: sicurezza a carico della dirigente di Genova

I difensori dell’impresa del Gruppo Fs tirano in ballo il nome di Mirella Bologna, nel 2009 responsabile dell’Unità produttiva ligure della Divisione Cargo

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Dieci anni dopo la maledetta notte del 29 giugno 2009 con il suo carico di lutti e distruzione Ferrovie giocano l’ultimo gettone sul tavolo del lungo iter giudiziario. E lo fanno con uno dei difensori di Trenitalia, il professor Antonio Fiorella (Foro di Roma), il quale - intervenendo ieri nell’aula 32 del Palazzo di giustizia di Firenze -nell’avventurarsi sul terreno della contestazione dell’applicazione della normativa relativa agli incidenti sul lavoro, contesta alla Procura di Lucca la «volontà di far risalire verso l'alto le responsabilità. Verso un apice che in realtà nulla ci dice sulla corretta applicazione della qualifica di datore di lavoro». Si sarebbe dovuto, dunque - a detta dell’avvocato Fiorella - «ricostruire tutta la catena di responsabilità». E si sarebbe arrivati là dove sono arrivati i difensori: «Il datore di era il responsabile dell’Unità produttiva Trenitalia Divisione Cargo di Genova». Il legale non si ferma qui. E butta in pasto agli uditori attoniti un nome e cognome: Mirella Bologna. Personaggio che mai si è affacciato all’iter giudiziario per il disastro ferroviario di Viareggio e che all’epoca dei fatti era in Trenitalia, con la qualifica indicata, ed oggi è il responsabile del Presidio Francia, alle dipendenze di Mercitalia, la società che Ferrovie hanno creato per il trasporto merci e che nel processo si difende per le contestazione mosse a Trenitalia Cargo.

Al termine dell’udienza di ieri il pm Salvatore Giannino (Procura di Lucca, associazione alla Procura generale rappresentata in questo processo da Luciana Piras) ha consegnato alla Corte, a disposizione delle parti tutte, il verbale di sommarie informazioni rilasciato dalla stessa Bologna, ascoltata dalla Procura in qualità di persona informata dei fatti. Poco nel trapela, al momento, se non che la persona ascoltata non avrebbe confermato quel quadro di «pieni poteri» che l’avvocato Fiorella ha sbandierato in aula come proprio cavallo di battaglia.

Molto si è parlato anche nell’udienza di ieri di ferrovie italiane sicure o meno, in particolare per quanto riguarda il trasporto di merci pericolose, come lo era il Gpl del convoglio formato da 14 cisterne Gatx deragliato a Viareggio, sui binari a ridosso delle case.

Fs Logistica - è stata la difesa dell’avvocato Valerio Valignani - aveva «un rapporto di lunga durata con Gatx, società dal curriculum specchiato. Non vi era mai stato un allarme o un pre-allarme dal punto di vista delle manutenzioni». Così le parole davanti ai giudici della Terza sezione della Corte d’Appello di Firenze (presidente Paola Masi, con i colleghi Anna Favi e Giovanni Perini). Ma la storia della multinazionale Gatx è un po’ diversa da come la espone il difensore: negli Stati Uniti la società è considerata una tra le dodici più pericolose, come elencato nel libro “The dangerous dozen” (La pericolosa dozzina) pubblicato dalla U.S. Pirg Education Fund. A corredo, nel libro, anche una tabella che attribuisce alla Gatx ben 387 “incidenti” nel decennio precedente al giugno 2009. La tesi difensiva è sempre stata - è agli atti del dibattimento di primo grado ed è stata ribadita anche ieri - che «sul mercato europeo la Gatx non aveva avuto nessun tipo di problema».

Nell’udienza di ieri è tornato ad affacciarsi anche il tema del ricorso alla Corte di giustizia europea: tema difensivo caro ai difensori degli imputati stranieri nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio, ma anche all’avvocato Massimiliano Masucci, in campo per Mercitalia. «Andiamo dai giudici ufficiali», così le parole del legale, «affinché sia a che sia la Corte di giustizia europea ad esprimersi sulle norme e la loro applicazione». A decidere, insomma, con quale normativa vada “letto” il disastro ferroviario di Viareggio: quelle italiane o quelle che regolano i complessi rapporti lungo i binari d’Europa. Pur a fronte di una sentenza del Tribunale di Lucca che non ha lasciato margini di dubbio sull’applicabilità della normativa italiana.

Un annuncio, più volte ripetuto, che rischia di far sopportare ai familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio anche un quarto grado di giudizio dopo il terzo, inevitabile, del passaggio di fronte ai giudici della Cassazione. I quali fin da dopo l’estate si ritroveranno chiamati in causa. —



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