Sicurezza
RetiAmbiente rimane tutta pubblica e pensa al piano industriale
CAMAIORE. Sfodera i numeri dell’ultima assemblea quella RetiAmbiente recentemente segnalata a Corte dei Conti ed Anac dal sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto in quanto società non operativa che effettua spese importanti. Ma la società del presidente Daniele Fortini è decisa a far valere il peso delle recenti votazioni ed i risultati che pure misurano una “fetta” di contrarietà pesante, segno di una certa “febbre”.
Il 21 marzo il cda di Retiambiente (nel quale per il Comune di Viareggio siede il presidente di Sea Ambiente, Fabrizio Miracolo) «ha confermato», si legge nella nota diffusa, «la natura di società totalmente pubblica dell’azienda, in un’ottica di valorizzazione dei territori, delle esperienze e specificità di ogni singola area dell’Ato costiero». L’assemblea ordinaria - fa sapere RetiAmbiente - «si è espressa a maggioranza, concretizzando così l’inizio del percorso per la gestione unitaria dei rifiuti nella parte più a Nord della Toscana». All’assemblea dei giorni scorsi sono intervenuti 33 Comuni (l’88,11% del capitale sociale). Tre gli atti di indirizzo al voto: la natura giuridica della società, il modello di governance, le linee guida del Piano industriale.
Sulla natura giuridica della società, la proposta era la trasformazione - come indicato dall’assemblea dell’Ato Toscana Costa lo scorso dicembre - in società in house providing, a capitale tutto pubblico, capace di proporsi per l’affidamento diretto della gestione del ciclo integrato dei rifiuti nell’ambito territoriale ottimale. La proposta ha ottenuto il 60% dei voti presenti (il 52,6% dell’intero capitale sociale) «e permette a Retiambiente di superare definitivamente il percorso di parziale privatizzazione mantenendosi società pubblica sulla quale i Comuni soci eserciteranno il “controllo analogo” richiesto dalle norme. Per realizzare tale obiettivo sarà modificato lo statuto di Retiambiente, ancora espressione di quello di una società pubblico-privata».
In merito al modello di governance, con il 60% di voti favorevoli ed il 38% di contrari), si è dato mandato al cda di organizzarla «su un modello imperniato su una capogruppo (Retiambiente) operativa-industriale e più Società operative locali, controllate dalla capogruppo e sulle quali potranno esercitare il “controllo analogo” i Comuni che ne riceveranno le prestazioni di servizio. Alla capogruppo spetteranno le attività tipiche di una holding industriale. Mentre alle società operative locali spetterà la gestione di tutti i servizi di igiene urbana e ambientale e la raccolta dei rifiuti.
Con il 60% di voti favorevoli e il 25% di contrari (astenuti 15%), si è impegnata la società a redigere un Piano industriale. —
D.F.
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