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Condannato avvocato per i 200mila euro spariti a un disabile: "Sono innocente"
Raffaello Cecchetti che ricorrerà in appello: "Solo una cattiva gestione della contabilità per la quale ho già risarcito i danni»
VIAREGGIO. Dice che farà appello contro la sentenza, che non è esecutiva e quindi gli consente di proseguire l’attività di docente e avvocato. Nega di aver voluto appropriarsi del patrimonio del disabile di cui era amministratore e tutore. Ma ammette che «la contabilità della tutela è stata tenuta in modo confuso e disordinato». . Così Raffaello Cecchetti, 69 anni, avvocato con studio a Viareggio e professore a ingegneria a Pisa, commenta la sentenza del giudice Stefano Billet del tribunale di Lucca. Che lo ha condannato a 3 anni di carcere per peculato. Cecchetti era accusato di essersi appropriato del patrimonio del disabile di cui era amministratore: in quanto pubblico ufficiale, l’accusa di appropriazione indebita si è trasformata in peculato.
La vicenda ha origine nel 2006, quando il legale viene nominato dal giudice come tutore di un 45enne lucchese con disabilità. Che aveva ricevuto un’eredità di 400mila euro dopo la morte del padre. Sei anni dopo muore anche il disabile e gli eredi sporgono denuncia: a loro dire sul conto corrente sono rimasti 40.000 euro. Da lì l’indagine della Finanza e il processo penale.
«La sentenza del Tribunale di Lucca alla quale si fa riferimento – afferma l’avvocato Cecchetti in una nota – verrà fatta oggetto di impugnativa, e pertanto non è esecutiva. Il sottoscritto continua regolarmente la propria attività universitaria e professionale: prova ne è che questa settimana, come nelle scorse e nelle prossime, parteciperò alle udienze del processo per la strage di Viareggio, presso la Corte d’Appello di Firenze, quale difensore di alcune parti lese».
«Nella mia attività di tutore dell’interdetto – prosegue il professionista – vi è stato un indubbio difetto di rendicontazione e di giustificazione di alcune spese effettuate, tanto è vero che con gli eredi del medesimo, rappresentati dall’avvocato Susy Ragghianti, si è effettuata in contraddittorio una ricostruzione contabile consacrata poi in un “Atto ricognitivo della rendicontazione finale della tutela”. All’esito di questa, dal momento che la cattiva gestione contabile aveva creato situazioni di dubbio e di incertezza, si è convenuto da parte mia un risarcimento agli eredi dei danni che avevo causato per “mala gestio”, ai sensi del codice civile. Ciò per somma modesta e assolutamente inferiore a quella indicata nell’articolo».
«Nel corso di questa vicenda processuale semplicemente fin dall’inizio ho ammesso spontaneamente solo che la contabilità della tutela era stata tenuta in modo confuso e disordinato. Da parte mia non vi è stata alcuna dolosa appropriazione di somme dell’interdetto, meno che mai per le ragioni indicate nell’articolo (basti pensare che si cita l’acquisto di un’auto da me mai effettuato e una ristrutturazione di un immobile, allorché io non ne sono proprietario di alcuno e un pagamento di tasse universitarie avvenuto per un errore riconosciuto della banca). Voglio poi sottolineare che, come tutti i medici e le assistenti sociali sentite hanno unanimemente confermato, l’interdetto è stato da me assistito con ogni cura e attenzione». —
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