Il Tirreno

Versilia

Strage, l’avvocato di Rfi: «Circondati da picchetti sulla sede ferroviaria»

Donatella Francesconi
Strage, l’avvocato di Rfi: «Circondati da picchetti sulla sede ferroviaria»

Ambra Giovene contesta la Procura di Lucca e le prescrizioni dell’Agenzia per la sicurezza delle ferrovie

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«Siamo circondati da picchetti sulla sede ferroviaria»: parola dell’avvocato Ambra Giovene, difensore di quattro imputati in quota ad Rfi al momento del disastro ferroviario di Viareggio, il 29 giugno 2009, 32 morti ed oltre 100 feriti. Il processo d’appello va a concludersi, con i giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Firenze intenzionati ad arrivare a sentenza prima di Pasqua. E, ieri, nell’aula 32 ha preso la parola l’avvocato che ha firmato i comunicati con i quali Ferrovie hanno contestato duramente il lavoro della Procura della Repubblica di Lucca (pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino) quando ancora il processo di primo grado era ben lontano da iniziare.

Proprio Giovene ha contestato quella che Ferrovie hanno vissuto come un’ingerenza: le raccomandazioni avviate ad Ansf dalla Direzione generale per le investigazioni ferroviarie (oggi Digifema, organismo indipendente del ministero dei trasporti) affinché provvedesse a prescrive a Fs la rimozione dei picchetti di regolazione curve dai binari d’Italia.

«Nulla abbiamo da temere su queste raccomandazioni che intervengono nel 2013, quando - nel frattempo - si stava facendo il processo. Ma non voglio fare polemica». Dalla tempistica indicata da Ansf l’avvocato Giovene deriva che la pericolosità dei picchetti, contestata dai capi di imputazione della Procura, sia «smentita dalla gradualità della rimozione», così come indicata dall’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria che ha trasformato in prescrizioni le raccomandazioni dell’organismo investigativo del ministero.

L’avvocato Giovene dimentica di ricordare come Rete ferroviaria italiana, che allora ancora vedeva come amministratore delegato Michele Mario Elia (condannato a 7 anni e 6 mesi in primo grado dai giudici del Tribunale di Lucca), reagì alle raccomandazioni prima e alle prescrizioni poi. Opponendosi con comunicazione di fuoco nei confronti dell’allora direttore di Ansf, Alberto Chiovelli.

Oggi, a fronte di quella contrapposizione nette registrata nell’immediatezza dei provvedimenti, l’avvocato Giovene porta in aula un’altra storia. Definendo «blandi» i termini fissati da Ansf per la rimozione di quei picchetti che già dal 2001 Rfi (con una propria Specifica tecnica) Rfi aveva disposto di rimuovere ogni volta che sui binari venissero effettuati lavori, così da installare i sistemi a Gps per il tracciamento delle curve. «Termini blandi», argomenta il legale, «perché altrimenti non vi sarebbe più un picchetto. Invece siamo circondati da picchetti sulla sede ferroviaria».

E se è vero che sull’elemento che ha squarciato la cisterna carica di Gpl delle 14 che componevano il convoglio deragliato a ridosso delle case di via Ponchielli, via Porta Pietrasanta, via Bottego, lo è altrettanto che i giudici del Tribunale di Lucca parlano apertamente di una «maggiore plausibilità della tesi indicante nel picchetto l’elemento forante» della cisterna.

Su questo e su altri aspetti non sono mancate, nell’intervento dell’avvocato Giovene (in aula era presente Mauro Moretti, ex ad di Rfi ed Fs, condannato a 7 anni in primo grado) le critiche aspre nei confronti delle indagini della Procura di Lucca. Accusata di avere avuto «pretese di dimostrare che lo squarcio della cisterna era dovuto al picchetto, in ribellione all’esito di un incidente probatorio che non era stato gradito». —



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