Il Tirreno

Versilia

l’incidente di firenze 

Frecciargento sviò a Castello: uno degli assili si era svitato

D.F.

L’indagine della Direzione investigativa del ministero dei trasporti. Il componente era stato sottoposto a verifica appena due mesi prima

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VIAREGGIO. È il 9 novembre 2017 ed il treno Frecciargento ES510, partito da Roma con destinazione Bergamo e 200 passeggeri, svia con due assili nella stazione di Firenze Castello. Nessuno si fa male, a bordo, ma i danni all’infrastruttura ferroviaria sono considerevoli, così come quelli al materiale rotabile. Sul caso aprì un'indagine dal Direzione per le investigazioni ferroviarie e marittime, organo indipendente del ministero dei trasporti, affidando l’incarico all’ingegner Massimiliano Bruner, il quale ha firmato la relazione finale sullo svio e le relative raccomandazioni.

«La causa diretta dello svio», scrive Bruner, «è la frattura e la conseguente separazione del fusello dal corpo dell’assile numero 23, appartenente al secondo carrello installato sulla vettura numero 6, senso marcia treno». Una frattura dell’assile prodotta -è l’ipotesi dell’investigatore - «per attività di intaglio dal contatto dell’assile sulla struttura di supporto al dispositivo boccola/sospensione primaria, a causa della distruzione del dispositivo boccola relativo all’accoppiamento con il fusello».

Il surriscaldamento delle boccole deve essere rilevato dalle apparecchiature installate lungo la linea. Ma così non è stato nel caso del Frecciargento sviato a Firenze Castello. Tanto che la relazione di indagine parla espressamente di «assenza di segnalamento di avaria sul sistema di monitoraggio dello stato funzionale ed operativo termo-meccanico della boccola durante il viaggio del 9 novembre». Stato «registrato dagli apparati di diagnostica installati sul treno», ma non dalle apparecchiature lungo la linea.

Ma non è solo questo. Perché l’ingegner Burner è molto chiaro quando scrive: «Le informazioni fornite dall’impresa ferroviaria (Trenitalia, ndr) attestano che l’assile numero 23 risulta essere stato sottoposto ad attività di verifica della integrità strutturale mediante esame ultrasonico». Lo attesta il resoconto di prova non distruttiva datato 23 settembre 2017, poco meno di due mesi prima dello svio. «L’analisi della porzione di fusello diventa durante l’evento di svio», si legge nella relazione, «conduce ad ipotizzare una non conformità nella procedura di assemblaggio del dispositivo boccola con il disco di bloccaggio dell’assile». Insomma, otto anni dopo il disastro ferroviario di Viareggio, ancora un difetto sull’assile che non è stato intercettato dai controlli effettuati poco prima dello svio.

Così che la procedura di assemblaggio non conforme ha provocato - è l’ipotesi formulata - la condizione per cui «le viti abbiano avuto libertà di auto-estrazione». Pensate a cosa accadesse alla vostra auto se, mentre viaggiate, anche quelle viti si prendessero analoga libertà... —

D.F.

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