Gioco
Un prof universitario e trenta agricoltori in difesa del castagno
Stazzema forma gli esperti per l’innesto della pianta da cui ricavare farina di qualità
l’iniziativa
A Stazzema ci sono varietà di castagno particolari e molto apprezzate dai produttori di farina di castagne. È per questo motivo che ieri al Palazzo della Cultura di Cardoso si è insegnato come fare l’innesto sui castagni. Una trentina di agricoltori hanno imparato questa pratica, in modo di avere sempre più esperti sul territorio in grado di recuperare alcune specie di coltivazioni di questa pianta.
Il corso è stato organizzato dall’associazione dei castanicoltori della Lucchesia, che comprende diverse realtà (Alta Versilia, Lucchesia e Media Valle del Serchio/Lima e Montagna Pesciatina). Nei prossimi giorni ci sarà anche una parte pratica, direttamente sul campo. La lezione è stata tenuta dal professor Alberto Maltoni, ricercatore dell’università di Firenze.
«L’idea di questo corso – spiega Diego Polidori – è nata parlando un giorno a Pomezzana con Massimo Giambastiani, presidente dei castanicoltori, e il vice Stefano Fazzi. A Stazzema mettere in atto certe tecniche è importante, perché ci sono varietà particolari di castagno, e l’intento è quello di portare avanti una cultura del recupero di alcune specie di coltivazioni di castagno. Il passo successivo, sempre tramite l’associazione, sarà quello di creare un campo di varietà di castagni a Pomezzana: un luogo dove prendere gli innesti e facilitare il mantenimento delle varietà».
Sono due i corsi di innesto sul castagno organizzati dall’Associazione dei castanicoltori della Lucchesia: uno in Alta Versilia e uno sulla montagna Pesciatina.
A Cardoso ieri si è svolta una lezione teorica alla quale seguiranno poi due giornate in campo tra pratica dell’innesto e relativa manutenzione.
«Negli ultimi 2 anni, stabilizzato il problema cinipide galligeno (un parassita, ndr) del castagno – si spiega – l’associazione con l’intento di valorizzare la castagna Carpinese (vera eccellenza per peculiarità quali dolcezza e assenza di buccia introflessa), dopo una intensa animazione ne ha registrato un marchio collettivo, anche in questo caso, per il suo consumo fresco. Marchio che va dalla Val di Vara (Spezia) fino alle Colline Metallifere (Grosseto e Isola d’Elba inclusa) ed in quanto tale (cioè collettivo) è stato registrato sul Consorzio per la gestione delle risorse agro-forestali delle colline lucchesi. Consorzio del quale l’associazione è socia fondatrice che dà tutte le garanzie che necessitano». —
T.B.G.
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