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La difesa di Rfi: nessuna norma limita la velocità dei treni merci
L’avvocato Stortoni spiega che in Europa le indicazioni sui trasporti pericolosi dettate dagli organismi competenti erano soltanto consigli senza obbligo di legge
La velocità dei treni merci che trasportano merci pericolose è stata ridotta nel passaggio dalla stazione di Viareggio «per rispetto». Lo ha ribadito l’avvocato Luigi Stortoni (Foro di Bologna), difensore degli imputati Giovanni Costa (Rfi, condannato a 6 anni in primo grado), Giulio Margarita (Rfi, 6 anni e 6 mesi), Alvaro Fumi (Rfi, 6 anni). «Difendo tre ingegneri, tre ferrovieri», ha esordito il professor Stortoni: «In questo processo si è dipinta una situazione delle nostre ferrovie in termini assolutamente dispregiativi. Noi, invece, possiamo essere orgogliosi della grande tradizione delle ferrovie italiane, della loro qualità, della sicurezza per cui siamo i primi nel mondo».
Il tema della velocità dei treni merci che trasportano merci pericolose è stato trattato a lungo nella discussione dell’avvocato Stortoni. Il quale ha disegnato uno scenario inquietante che attraversa un mondo ferroviario che mescola normativa e disposizioni “fai da te” che in un’aula di tribunale si possono sbandierare come da rispettare ma non aventi valore di legge. «Le norme che imponessero una riduzione della velocità non c'erano e se c'erano erano facoltizzanti». Niente di più di un “consiglio”, insomma. Intorno al quale, però, si agitava tutto il mondo ferroviario italiano ed europeo con i suoi organismi. Come illustrato dallo stesso Stortoni. Ma, poiché non vi erano imposizioni, il sistema industriale ferrovie ha continuato come niente fosse. Fino al disastro ferroviario di Viareggio, dieci anni fa e 32 morti, che Stortoni non ammette sia definito “strage”.
Ed allora viene in mente cosa dichiarò, nell’aula del processo di primo grado, l’avvocato l’avvocato Laura Mara per Medicina democratica nazionale, costituita parte civile nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio: «Se le imprese ferroviarie avessero rispettato il parere sulla velocità dei treni con merci pericolose dato dal “Working group Otif 2006” sicuramente il disastro ferroviario di cui si discute non sarebbe avvenuto». Ridurre la velocità è lo strumento per contenere i rischi del trasporto merci pericolose, era stato il parere dell’Organizzazione intergovernativa per il trasporto internazionale per ferrovia.
Ma se c’è un neo che emerge con forza nel sistema ferroviario italiano è l’autoreferenzialità. Ben rappresentata, davanti ai giudici della terza sezione della Corte d’Appello (presidente Paola Masi, con i colleghi Anna Favi e Giovanni Perini), dalle parole dell’avvocato Stortoni. Che ha puntato il dito contro «un’accusa accompagnata da una campagna mediatica assolutamente martellante». In un clima da «”Cartago delenda est”, dove Cartago sono le Ferrovie, quelle per cui Mauro Moretti ha dato l'anima». Così le parole del difensore che si è girato verso il banco alle sue spalle dove è tornato a farsi vedere l’ex amministratore delegato di Fs e Rfi, condannato in primo grado a 7 anni. Condanne che Stortoni ha definito «un'ingiustizia, una forzatura evidente. Tutto questo non rende neanche a voi giudici il compito più facile. Sono tempi in cui assolvere è non dare giustizia, tempi in cui per fare giustizia ci deve essere per forza un responsabile». —
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